Orta 10in10

Gozzano (28024) 5 agosto 2026 Corsa
Distanze disponibili
10 km 21 km 42 km 50 km 100 km 211 km 422 km
Partenza tra
J−40

Informazioni sulla gara

Essere iscritti alla Orta 10in10 significa aver scelto qualcosa di particolare: non solo una distanza, ma un ritmo di vita per più giorni lungo uno dei laghi più raccolti e suggestivi del Piemonte. Il Lago d’Orta sa essere dolce e silenzioso al mattino, ma il suo percorso ripetuto, i falsipiani e il caldo di agosto non perdonano l’improvvisazione: qui la parola chiave è gestione.

Dal 5 al 14 agosto 2026, ogni mattina alle 09:00, da Gozzano riparte lo stesso rito: la linea di partenza sul lungolago, lo sguardo verso l’acqua, la consapevolezza che quel circuito di circa 10 km tornerà più volte nelle vostre gambe e nella vostra testa.

Orta 10in10 percorso: cosa vi aspetta lungo il lago

La Orta 10in10 si svolge a Gozzano, sulla sponda meridionale del Lago d’Orta, in provincia di Novara. Il tracciato ufficiale è un anello di circa 10 km da percorrere più volte a seconda della distanza scelta. Si parte dal lido di Gozzano o dalla zona di Buccione, si scende verso il lago e si corre lungo le strade che portano verso Pella e Ronco, con ritorno sulle stesse vie affacciate sull’acqua.

Secondo la descrizione FIDAL e del Club Super Marathon Italia, il percorso è per circa l’85% su asfalto e per il restante su sterrato compatto, con tratti ombreggiati e brevi passaggi tra boschi e borghi. Non è un tracciato di montagna, ma non è neppure una pista: piccoli saliscendi, falsipiani e leggere ondulazioni, soprattutto nelle zone più lontane dal paese, finiscono per logorare le gambe con il passare dei giri.

La bellezza del lago è una risorsa mentale importante: alcuni tratti sono quasi contemplativi, con la vista sull’Isola di San Giulio in lontananza, altri più chiusi, in mezzo al verde. Ma ricordate: la cartolina non deve farvi dimenticare la gestione dell’andatura.

Come preparare Orta 10in10: filosofia di allenamento

Che abbiate scelto i 422 km cumulati (10 giorni), i 211 km (5 giorni), un singolo 100 km, la 50 km, la maratona, la mezza o i 10 km, la logica della preparazione resta la stessa: costruire un corpo capace di ripetere lo sforzo su terreno misto, con caldo estivo e orari ravvicinati.

Per una gara come la Orta 10in10 non basta accumulare chilometri: conta come li distribuite nella settimana, come recuperate tra un allenamento e l’altro, come curate sonno e alimentazione. Un buon plan d’allenamento per Orta 10in10 deve integrare corsa, recupero e vita quotidiana, soprattutto se puntate alle formule su più giorni.

Su Preparun possiamo aiutarvi a modellare questo equilibrio sulle vostre abitudini, senza forzare il corpo oltre il necessario. È un lavoro quasi artigianale, che tiene conto dell’età, della storia di infortuni, del numero di uscite che potete gestire senza sacrificare il riposo.

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Vi suggerisco di pensare alla preparazione in tre blocchi:

  • Base aerobica solida, con molti chilometri lenti.
  • Adattamento al ritmo gara, specifico per la distanza scelta.
  • Simulazioni di giornate consecutive di corsa, soprattutto per chi punta ai 211 o 422 km.

Un dettaglio che ho imparato sulla mia pelle, dopo anni di maratone e ultra: spesso non è la distanza singola a mettere in crisi, ma la capacità di riprendere a correre il giorno dopo. La Orta 10in10 è costruita proprio su questo concetto.

Allenamento specifico per le diverse distanze

422 km e 211 km: l’avventura su più giorni

Se il vostro obiettivo è completare la Orta 10in10 422 km (10 giorni) o la 211 km (5 giorni), siete nel territorio dell’ultra di più tappe. La priorità non è la velocità pura, ma la longevità dello sforzo.

  • Volume progressivo: arrivate nelle 6–8 settimane finali con una settimana “tipo” che sfiori, in totale, il chilometraggio di 3–4 giorni di gara, distribuito su 5–6 uscite.
  • Doppie sedute occasionali: un medio al mattino e un lento la sera, per abituare le gambe al “ripartire stanche”.
  • Back-to-back nei weekend: due lunghi consecutivi (es. 25–30 km + 20–25 km) per simulare due giorni di Orta.
  • Lavoro di forza 1–2 volte la settimana (gambe, core, anche) per reggere i micro saliscendi e il continuo cambio di appoggio tra asfalto e sterrato.

Nelle sere tra una tappa e l’altra, a Orta, vedrete tanti corridori camminare lentamente lungo il lago, con la medaglia al collo e lo sguardo un po’ perso. In quelle ore conta quanto avrete curato la capacità di recuperare: stretching dolce, idratazione, sonno profondo. L’allenamento in preparazione deve già includere questa routine.

100 km e 50 km: gestione e pazienza

Per il 100 km e la 50 km sull’anello del lago, la sfida è restare lucidi mentre il percorso si ripete e la testa vi suggerisce di accelerare troppo presto. Un classico errore che vedo spesso è partire al ritmo di maratona e ‘pagare’ dopo metà gara.

  • Lunghi progressivi che arrivino a 45–50 km per preparare il 100 km, e 32–38 km per la 50 km.
  • Sessioni a ritmo gara di 10–15 km, su terreno simile (asfalto con qualche tratto di sterrato).
  • Allenamenti di cammino veloce in salita dolce: nei falsipiani più impegnativi, alternare corsa e cammino può salvare le gambe.

Nelle ultra su circuito come questa, la ripetizione del paesaggio può diventare meditative, ma anche far perdere la percezione dell’andatura. Allenatevi con il GPS ma imparate anche a riconoscere il vostro passo “sostenibile” senza guardare il polso ogni minuto.

42 km, 21 km e 10 km: maratona, mezza e 10 km

Per le distanze di 42 km, 21 km e 10 km, l’obiettivo spesso è diverso: chi fa la maratona magari la inserisce in un percorso di più giorni, chi corre la mezza o i 10 km può voler spingere un po’ di più.

  • Maratona Orta 10in10: costruite 2–3 lunghi tra 30 e 34 km su percorso ondulato. Curate un “negative split” prudente: prima metà più lenta, seconda più vicina al ritmo obiettivo.
  • Mezza maratona: alternate settimane con lavori di soglia (ripetute lunghe da 2–3 km) e settimane più orientate al volume, includendo un lungo di 18–20 km.
  • 10 km: qualche seduta di qualità in più (ripetute da 400 a 1000 m) ma sempre inserita in un contesto di buona base aerobica, perché il caldo e i falsipiani si fanno sentire anche sui 10 km.

Ricordate che il percorso non è completamente piatto: preparate caviglie e piedi anche a curve, piccoli strappi e cambi di fondo.

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Gestione dell’andatura e dell’energia a Orta

Alla Orta 10in10 ho visto corridori partire come in una gara secca, per poi rallentare drasticamente dal secondo giro. Sul lago vince chi sa trattenersi nella prima metà della propria distanza.

  • Partenza controllata: i primi 2–3 km devono sembrarvi troppo facili. Se già respirate pesante, siete oltre il limite.
  • Strategia a giri: decidete prima il passo di ogni giro del circuito di 10 km. Per es., nel 42 km: primo giro molto prudente, secondo e terzo costanti, ultimo in leggera progressione se ne avete.
  • Caldo di agosto: partenza mattutina non significa assenza di temperature elevate. Allenatevi anche nelle ore più calde qualche volta, per abituarvi.

Un trucco mentale utile: dedicate ogni giro a qualcosa di diverso. Il primo alla tecnica (passo morbido, braccia rilassate), il secondo alla nutrizione e idratazione, il terzo al paesaggio, l’ultimo al risultato che volete portarvi a casa.

Materiale, nutrizione e gestione del sonno

La Orta 10in10 è ufficialmente una corsa su strada, ma con quel 15% circa di sterrato e alcuni tratti in ombra, il materiale merita attenzione.

  • Scarpe: preferite modelli da strada ammortizzati ma stabili, con buona presa anche su sterrato compatto. Per chi fa più giorni, avere due paia alternati aiuta piedi e tendini.
  • Abbigliamento: canotta o maglia leggera, cappellino, occhiali da sole. Una maglia asciutta per il post-gara è un piccolo lusso che il corpo ringrazia.
  • Idratazione: utilizzate i ristori, ma per le distanze più lunghe può essere utile una cintura o un piccolo gilet con borraccia morbida, per gestire meglio i tempi di assunzione.
  • Alimentazione in gara: per le ultra, puntate su un mix di gel, piccoli snack solidi e sali. Provate tutto in allenamento, soprattutto in lunghi caldi.

Se partecipate a più giornate, il sonno diventa un “allenamento nell’allenamento”. Programmate orari di riposo regolari, magari un breve pisolino pomeridiano, pasti leggeri la sera. Ho visto più di un atleta arrivare al quinto giorno non tanto per mancanza di gambe, quanto per accumulo di stanchezza nervosa.

Orta 10in10: informazioni pratiche e spirito dell’evento

L’evento è organizzato dall’ASD Orta 10 in 10 e dal Club Super Marathon Italia, con un’atmosfera familiare e molto inclusiva. È una delle poche manifestazioni in Italia che consentono di correre maratone e ultra su più giorni consecutivi, nello stesso luogo, con un forte senso di comunità tra i partecipanti.

Per dettagli aggiornati su programma, regolamento e servizi, potete consultare il sito ufficiale Orta 10in10 e le comunicazioni del Club Super Marathon Italia.

Partenza e arrivo sono a Gozzano, in riva al lago. Il ritiro pettorali avviene la mattina stessa in zona partenza, con orari indicati dall’organizzazione nei giorni precedenti la gara. Tenete conto del traffico estivo verso il lago e concedetevi qualche minuto in più: arrivare senza fretta è il primo regalo che potete fare alla vostra corsa.

Alla fine, quello che resta della Orta 10in10 non sono solo i chilometri sul cronometro, ma l’abitudine a tornare ogni giorno sullo stesso nastro d’asfalto e sterrato, con il lago a fare da testimone. Se ci arriverete preparati, con un plan d’allenamento intelligente e rispetto per il vostro corpo, Gozzano e il Lago d’Orta sapranno restituirvi molto più di una medaglia: una memoria calma, fatta di passi, luce e acqua.

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Buono a sapersi

Profilo altimetrico reale e gestione del dislivello

Il circuito della Orta 10in10 è un anello di circa 10–10,5 km da ripetere più volte, con piccoli saliscendi continui, non montagna, ma neppure piatto da pista. La differenza la fanno la frequenza e la ripetizione.

  • 10 km: pensatelo come un percorso “mosso”, con falsipiani che tolgono brillantezza alle gambe se partite troppo forte. Ideale per chi è abituato solo a percorsi piatti di città: qui capite subito se la forza in salita è sufficiente.
  • 21 km: i falsipiani diventano un metronomo. Se sbagliate 3–4 volte il ritmo nei primi 10 km, negli ultimi 5 km la sensazione classica è “gambe vuote” pur avendo fiato. Serve arrivare preparati a mantenere spinta su salite leggere.
  • 42 km: ogni “dente” altimetrico si ripresenta a ogni giro. Non è la singola salita, è l’accumulo. Molti maratoneti raccontano di un terzo giro traditore: il corpo è ancora lucido, ma le gambe iniziano a rifiutare gli strappi.
  • 50 km: il dislivello resta moderato, ma il tempo in piedi si allunga. Il rischio è trasformare gli ultimi chilometri in una marcia rigida perché non avete lavorato abbastanza su quadricipiti e glutei.
  • 100 km: qui il dislivello “piccolo” smette di essere piccolo. Dopo le prime ore, ogni falso piano sembra una rampa. Se non curate la forza resistente, ci si ritrova a camminare dove si pensava di correre agile.
  • 211 km: il dislivello diventa una questione di accumulo giornaliero. Quello che il primo giorno è “salitella simpatica”, al quarto giorno somiglia a un muro. È il classico scenario in cui chi ha lavorato sulla forza corre piano ma corre sempre.
  • 422 km: la quota totale di salita sui 10 giorni diventa psicologica oltre che fisica. Vi capiterà di riconoscere ogni metro di ogni strappo. Alcuni runner mi hanno raccontato di aver dato un nome alle salite, per sdrammatizzare: “la cattiva”, “la bugiarda”, “la mai-finita”. Funziona davvero.

Il fondo è per circa 85% asfalto e il resto sterrato compatto. Questo vuol dire che le articolazioni devono reggere soprattutto l’impatto su duro, con qualche cambio di appoggio sullo sterrato.

Terreno, tratti critici e gestione del caldo

Asfalto, sterrato e cambi di appoggio

  • Asfalto regolare ma non “perfetto da pista”: qualche giunto, qualche leggera pendenza laterale. Dopo molte ore o più giorni, le caviglie se ne accorgono.
  • Sterrato compatto: di solito ben corribile, ma con piccoli sassi e radici qua e là. In gara, quando sarete stanchi, è il punto in cui un appoggio distratto può creare una storta leggera.
  • Il continuo passaggio asfalto–sterrato–asfalto crea una micro-variabilità di gesto: è una benedizione per chi è preparato, un incubo per chi corre sempre e solo su pista o tapis roulant.

Caldo di agosto sul Lago d’Orta

Ad agosto, in zona Gozzano, è realistico aspettarsi temperature già miti al mattino e calde a metà giornata, con possibili punte di caldo umido. Il lago è bellissimo, ma non rinfresca come si spera: spesso l’aria è ferma e la sensazione è quella di correre in una bolla tiepida.

  • 10–21 km: finite prima che il caldo diventi estremo, ma l’afa può comunque far salire la frequenza cardiaca più del previsto. Non sottovalutatelo.
  • 42–50 km: parte della gara può svolgersi con sole più alto. Qui il caldo diventa una variabile tattica: chi gestisce meglio idratazione e ritmo sorpassa gente più “forte” ma meno prudente.
  • 100–211–422 km: il caldo è una presenza quotidiana. Alcuni atleti raccontano di un rituale fisso agli stessi ristori: bagnare cappellino, spugna sulla nuca, una manciata di secondi in ombra. Quei secondi, a fine evento, valgono chilometri.

Ristori, alimentazione in gara e possibili pacer

Ristori: cosa aspettarsi e come usarli tatticamente

Eventi di questo tipo, organizzati da ASD Orta 10 in 10 e Club Super Marathon Italia, prevedono ristori ripetuti a ogni giro e un’attenzione particolare alle ultra e alle giornate consecutive. Anche se il dettaglio esatto dei tavoli cambia di anno in anno, la logica resta costante: pochi punti ma frequenti, sempre sul circuito.

  • 10 e 21 km: potete quasi “vivere” dei ristori di gara, ma è utile arrivare con un piano chiaro: cosa prendere al primo, cosa al secondo. Vedere i tavoli pieni porta molti a esagerare con zuccheri rispetto alla distanza.
  • 42 e 50 km: ritmi più lenti, più passaggi ai tavoli. La trappola è fermarsi troppo a lungo: 20–30 secondi bastano per bere e prendere qualcosa. Oltre, le gambe iniziano a “raffreddarsi” e il ripartire diventa traumatico.
  • 100 km: i ristori diventano mini “pit stop”. È frequente vedere runner che preparano una piccola scatola personale con gel, sali, magari un panino, da tenere in zona ristoro principale (verificate sempre se l’organizzazione lo consente quell’anno).
  • 211 e 422 km: il rapporto con il ristoro diventa quasi affettivo. Ci si saluta per nome, si scherza, qualcuno fa sempre la stessa battuta alla stessa volontaria. Sembra folklore, ma in realtà è gestione mentale della fatica.

Per eventi su circuito e multi-day come questo, è probabile la presenza di ristoro finale più ricco a termine gara, per aiutare il recupero tra una giornata e l’altra. Sfruttatelo, ma ricordando che una digestione pesante può disturbare il sonno: privilegiate carboidrati semplici, un po’ di proteine leggere, tanta acqua.

Meneur d’allure / pacer: cosa è realistico aspettarsi

La Orta 10in10 nasce come evento da maratoneti seriali e ultra-runner, più orientato alla gestione personale che alle performance “da personale”. Non è una classica maratona cittadina di massa, con pacer ogni 5 minuti di tempo.

  • Per 10, 21 e 42 km la presenza di pacer ufficiali è possibile in alcune edizioni, ma non è garantita. Spesso, di fatto, si creano piccoli gruppi spontanei di corridori che decidono di tenere insieme un certo passo. In tanti, senza dirlo, diventano pacer uno dell’altro.
  • Per 50 e 100 km, come per i 211 e 422 km, la gestione del ritmo è altamente individuale: chi cammina, chi alterna corsa e cammino, chi fa brevi pause ai ristori. Un pacer classico avrebbe poco senso. Qui il “pacer” diventa il vostro orologio… e il vostro buon senso.

Un aneddoto tipico di Orta: c’è sempre qualcuno che il primo giorno vi dice “io sto sui 6 al km per stare tranquillo”, e al terzo giorno lo ritrovate a 7'30, ma felice, con un gruppo improvvisato di nuovi amici. È lo spirito delle tappe multiple: il ritmo lo detta il corpo, non il cronometro.

Materiale consigliato in base alla distanza

Scarpe e calze: il vostro “contratto” con il percorso

  • Scarpe: modelli da strada ben ammortizzati, con buona stabilità, sono la scelta più logica. Eviterei suole troppo rigide da gara corta: i micro-saliscendi e lo sterrato compatto chiedono un po’ di protezione in più.
  • Due paia per chi corre più giorni o distanze come 50–100–211–422 km: alternare le scarpe di giorno in giorno è una delle magie più sottovalutate per prevenire infiammazioni a tendine d’Achille e fascia plantare.
  • Calze tecniche sottili, eventualmente a doppio strato per chi soffre di vesciche. Sembra un dettaglio, ma al settimo giorno una vescica può diventare il vero “cut-off” mentale.

Abbigliamento e protezione dal sole

  • Maglia leggera e traspirante, preferibilmente chiara.
  • Cappellino con visiera: aiuta non solo contro il sole, ma anche a “chiudere” un po’ il campo visivo quando la testa è stanca. Molti ultra-runner lo usano come micro-bolla di concentrazione.
  • Occhiali da sole con buona protezione UV: l’alternanza di tratti ombreggiati e tratti sul lago può affaticare gli occhi.
  • Crema solare resistente al sudore, da applicare prima della partenza su spalle, nuca e orecchie. Soprattutto per chi farà i giri più lunghi.

Idratazione e piccoli accessori

  • Cintura portaborraccia o soft flask per 42, 50, 100 km e oltre: sui 10–21 km potete anche contare solo sui ristori, ma sulle distanze lunghe avere sempre qualche sorso con voi cambia la giornata.
  • Gilet da corsa leggero per 100, 211, 422 km: bastano poche tasche per gel, sali, un fazzoletto, magari una bustina di crema antisfregamento.
  • Lubrificante anti-sfregamento (inguine, ascelle, piedi): chi corre tanti giorni sa che non c’è nulla di più crudele di un arrossamento da attrito al terzo giorno.
  • Orologio GPS non solo per la distanza, ma per controllare passo e battiti nei primi giri: il rischio è farsi trascinare dal gruppo nella freschezza iniziale.

Adattare la preparazione al “format” multi-day

Per chi punta a 10 km e 21 km

  • Se correte un solo giorno, pensate soprattutto al caldo e ai falsipiani: allenatevi su percorsi leggermente ondulati, magari con un paio di uscite simulando l’orario di gara.
  • Se volete fare più giorni di fila su 10 o 21 km, la chiave è abituare il corpo a correre con un po’ di fatica residua: due o tre settimane in cui correre 2–3 giorni consecutivi con volumi moderati sono già un buon test.

Per chi punta a 42 km e 50 km

  • Allenate il passo di resistenza su percorsi simili: asfalto + sterrato, leggero saliscendi.
  • Inserite lunghi dove l’ultimo terzo è leggermente più veloce o comunque non più lento: a Orta, l’ultimo giro non perdona chi è esploso nel penultimo.
  • Se volete correre maratona o 50 km in più giorni, simulate almeno una volta un “back-to-back” (due lunghi ravvicinati) per sentire cosa vuol dire ripartire con gambe che vi guardano male.

Per chi punta a 100, 211 e 422 km

  • 100 km: preparate non solo l’aspetto fisico, ma anche quello logistico. Fate almeno un lungo dove testare alimenti di gara, abbigliamento, gestione del caldo. Una 6 ore in circuito, per esempio, è un ottimo banco prova.
  • 211 km: qui entra in gioco il sonno. Provate, nei mesi prima, qualche weekend dove corse lunghe e impegni si combinano con notti comunque compatte, senza tirare tardi. Sembra un consiglio da nonna, ma lo scoprirete sul lago: chi dorme meglio corre meglio.
  • 422 km: allenate la routine. Ora di sveglia, colazione, riscaldamento, corsa, recupero, pasti. Più lo schema è rodato, meno energie mentali sprecherete in decisioni banali (“quando mangio?”, “cosa mi metto?”). È lì che si vincono i 10 giorni.

Gestione mentale: il circuito che “ti conosce per nome”

Correre su circuito, lungo un lago, per più giorni, è un’esperienza particolare: dopo un po’ non siete più voi a conoscere il percorso… è il percorso che sembra riconoscere voi. Nei tratti in ombra, a metà di un giro, molti raccontano un piccolo rituale: sempre la stessa curva dove raddrizzare la postura, sempre lo stesso punto dove ricordarsi di bere.

  • Per 10–21–42 km: usate il paesaggio come “checklist tecnica”. In un tratto pensate alle braccia, in un altro al respiro, in un altro ancora al rilassamento delle spalle. Così il giro non è una ripetizione, ma una sequenza di obiettivi.
  • Per 50–100–211–422 km: dividete la distanza in micro-obiettivi. “Arrivo al prossimo ristoro”, “chiudo questo giro correndo senza guardare il tempo”, “dal prossimo giro alterno corsa e cammino solo in quel falso piano”. La mente ama gli step concreti.

Sul Lago d’Orta succede spesso una cosa bella: al mattino, alla partenza, qualcuno ha lo sguardo teso, pieno di numeri in testa. Dopo qualche giorno, gli stessi occhi sono stanchi ma più sereni. Hanno capito che il segreto non è dominare il percorso, ma coabitare con lui per qualche giorno. Questo è il vero allenamento che la Orta 10in10 vi regala.

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In base al tuo ritmo obiettivo, ecco come si svolgerà la tua gara
Ritmo 5:00 min/km
3:00 · Veloce 8:00 · Lento
Tempo stimato
50:00
Velocità
12,0 km/h
Ritmo moderato - Perfetto per la resistenza

Prepara la tua gara in 7 domande

Orta 10in10 non è una corsa qualunque: è un incontro quotidiano con il Lago d’Orta, con le sue luci del mattino e avec vos sensations du jour. Per arrivare sereini au départ, il ne suffit pas d’« avoir déjà couru une fois la distance » : qui, la répétition des efforts jour après jour, les faux plats le long du lac et la chaleur d’août demandent un plan d’allenamento pensato con cura. Su Preparun possiamo costruire con voi un programma réaliste, adapté à votre niveau, à votre âge et au nombre de séances possibles, pour vivre Orta 10in10 avec plaisir, sans paura del mur et nel rispetto del vostro corpo.

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Altri corridori usano già i piani di allenamento Preparun (e ne sono entusiasti!)

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Davide Greco
Aggiornato il 25 giugno 2026
Articolo scritto da :
Davide Greco corre da più di vent'anni e ha attraversato tutte le evoluzioni della corsa amatoriale: dal footing « a sensazione » ai piani strutturati e…... continua a leggere
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Jules Patrick Maria Laurene
+8

Già 2 corridori si stanno preparando per Orta 10in10 grazie a Preparun!

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