Informazioni sulla gara
La Quadrortathon si corre a Gozzano, in Piemonte, sulle rive del Lago d’Orta. È una corsa a tappe che si svolge dal 1 al 4 agosto 2026, con percorsi che alternano tratti di strada e profili collinari. L’atmosfera è quella tipica delle manifestazioni del Club Super Marathon Italia: essenziale, organizzata, molto legata alla regolarità dello sforzo.
Per voi che siete già iscritti, il punto non è soltanto arrivare al traguardo. È arrivarci bene, con un plan d’entraînement che vi aiuti a reggere la ripetizione degli sforzi e a non pagare troppo la fatica accumulata. La Quadrortathon va affrontata con un lavoro costruito passo dopo passo: resistenza, ritmo controllato, un po’ di forza in salita e capacità di recuperare tra una giornata e l’altra.
Partenze ufficiali: 43 km alle 08:00, 42 km alle 09:00, 21 km alle 08:00, 10 km alle 09:00. Le gare si disputano a Gozzano, con partenza e arrivo nella zona della palestra di via Monterosa secondo le informazioni ufficiali dell’organizzazione.
I dati pubblicati indicano anche un tracciato prevalentemente su asfalto, con una quota di strade bianche. Su questo tipo di percorso, la differenza la fa la gestione dello sforzo. Se partete troppo forte, le salite vi presentano il conto. Se invece sapete tenere un passo regolare, potete far valere la vostra preparazione nella seconda metà di gara.
Quello che conviene allenare:
- uscite lunghe in progressione, per abituare il corpo a correre quando la fatica cresce;
- salite brevi e medie, utili per le variazioni di pendenza del territorio di Gozzano e del Lago d’Orta;
- lavori a ritmo controllato, per imparare a tenere un’andatura stabile senza andare in debito;
- recupero attivo, soprattutto se puntate alle distanze più lunghe o a più giorni di gara.
Chi corre la Quadrortathon spesso scopre che il vero avversario non è il cronometro, ma la dispersione di energie. Una gara come questa si costruisce con la pazienza. In allenamento, meglio un richiamo ben fatto che una settimana troppo pesante. Meglio una progressione regolare che un picco isolato. È così che si arriva lucidi al via e ancora più lucidi all’ultimo chilometro.
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Se la vostra idea è completare bene la gara, oppure puntare a una prestazione precisa sui 43 km, sui 42 km, sulla mezza da 21 km o sui 10 km, il plan d’entraînement deve tener conto della vostra settimana reale. Lavoro, famiglia e recupero pesano quanto i chilometri. Per questo, in preparazione alla Quadrortathon, la costanza vale più dell’eroismo dell’ultima ora.
Un buon riferimento, nelle settimane che precedono l’evento, è questo: una seduta qualitativa, una uscita lunga, una corsa facile di recupero e, se serve, un richiamo di forza generale. Non cercate di imitare il percorso ogni settimana. Cercate piuttosto di arrivare pronti ai suoi punti chiave: salite, cambi di ritmo, gestione delle discese e capacità di correre con la gamba già un po’ stanca.
Per le distanze più corte, il rischio è partire troppo allegri. Per le più lunghe, il rischio è accumulare troppa fatica nei giorni precedenti. La soluzione sta nella misura. Una preparazione ben calibrata vi permette di rispettare il vostro livello e di arrivare al giorno della gara con margine, non in riserva.
Per il materiale, restate semplici e pratici: scarpe già collaudate, un abbigliamento leggero adatto ad agosto e una strategia chiara di idratazione. Se soffrite il caldo, provate in allenamento gli orari più simili a quelli di partenza. È un dettaglio che pesa molto più di quanto sembri.
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Piano giorno per giorno, basato sulla data della gara, adattato al tuo livello e al terreno.
Infine, non trascurate il recupero tra un allenamento e l’altro. Dormire bene, mangiare in modo regolare e alleggerire il carico nelle giornate più intense fa parte della preparazione quanto i chilometri. Alla Quadrortathon non si vince la fatica con la forza bruta, ma con una costruzione ordinata e paziente.
Se volete controllare gli elementi ufficiali della manifestazione, potete consultare il sito del clubsupermarathon.it e la scheda evento su ahotu.com. La Quadrortathon è una bella sfida estiva: concreta, varia e perfetta per chi ama prepararsi con metodo sulle strade del Lago d’Orta.
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Buono a sapersi
Panoramica pratica del Quadrortathon: cosa vi aspetta davvero
Quadrortathon vuol dire quattro giorni in cui il Lago d’Orta vi mette alla prova con 10 km, 21 km, 42 km e 43 km. Percorsi misti, profilo collinare, asfalto e tratti di sterrato. Non è solo una gara. È una piccola routine sportiva che si ripete giorno dopo giorno. Con le gambe sempre un po’ più stanche.
Meteo tipico e gestione del caldo
In zona Gozzano, tra fine luglio e inizio agosto, il clima è caldo, spesso umido, con giornate molto luminose. I riferimenti di giugno danno medie intorno ai 23°C, con minime sui 13°C e precipitazioni non rare. Ad agosto, potete aspettarvi temperature anche più alte nelle ore centrali e un asfalto che “ribolle” nelle salite.
- Caldo e umidità: simulate in allenamento corse a temperatura più alta, abituando la vostra strategia di idratazione. Non scoprite la vostra “tenuta al caldo” il giorno della gara.
- Sole e riverbero dal lago: il riflesso sull’acqua stanca gli occhi. Occhiali da sole leggeri in allenamento, cappellino traspirante. Imparate a correre protetti senza sentirvi “ingabbiati”.
- Possibili temporali estivi: qualche scroscio improvviso non è raro. Testate una maglia che si asciuga in fretta e che non vi irriti la pelle quando è bagnata.
- Gestione della sudorazione: con più giorni di gara, il sale perso si accumula. In allenamento, provate l’uso di sali o integratori, valutando cosa tollerate meglio.
Un aneddoto ricorrente a Gozzano: chi parte fidandosi solo del meteo del giorno prima spesso si ritrova il secondo giorno con condizioni diverse e gambe “cotte”. Meglio prepararsi a uno spettro di situazioni, non a una sola giornata perfetta.
Distanze e profilo altimetrico: cosa richiede ogni gara
I percorsi sono indicati come collinari, con strada e tratti di strade bianche. Non siete in alta montagna, ma neanche su una pista. Le gambe devono essere pronte a cambiare continuamente “appoggio”.
10 km
- Richiesta principale: controllo dell’andatura e resistenza al caldo. È la distanza “breve”, ma su profilo collinare un 10 km può sembrare molto più lungo se partite troppo forte.
- Differenze di terreno: alternanza tra asfalto e qualche tratto più ruvido. In allenamento, inserite brevi segmenti su sterrato per abituare piedi e caviglie.
- Gestione del ritmo: la tentazione è spingere subito. Meglio pensare ai primi 2–3 km come fase di assestamento, poi salire di ritmo quando le gambe hanno “misurato” i saliscendi.
21 km
- Richiesta principale: resistenza su colline e capacità di mantenere un passo regolare quando il percorso “rompe” il ritmo con le salite.
- Salite e discese: non ci sono muri alpini, ma una sequenza di strappi e falsopiani. Il corpo deve imparare a non andare in affanno ogni volta che la strada si impenna.
- Supporto mentale: la mezza è spesso la distanza in cui si paga la prima giornata di fatica se correte più giorni. In allenamento, simulate la corsa su gambe già un po’ stanche.
42 km
- Richiesta principale: economia di corsa e forza resistente. Un profilo collinare su 42 km vi chiede di correre “in economia”, non in rissa contro il percorso.
- Differenze di terreno: lunghi tratti asfaltati, interrotti da strade bianche dove l’appoggio cambia e i muscoli stabilizzatori lavorano di più.
- Gestione delle discese: chi arriva a fine gara con quadricipiti integri ha lavorato bene in preparazione. Le discese brevi ma frequenti logorano più delle salite.
43 km (ultramaratona)
- Richiesta principale: capacità di sopportare la fatica lunga su terreno collinare e di gestire la gara quasi come fosse un “giorno di lavoro prolungato”.
- Profilo collinare continuo: non è solo la distanza. È la somma di piccole variazioni di pendenza, ognuna delle quali chiede una micro–adattamento di postura.
- Fatica mentale: dopo il 30º km, chi è abituato solo alla maratona classica sente la differenza. Chi ha lavorato sulla pazienza e sul ritmo controllato, invece, scopre che il 43º km è quasi una firma.
Una storia ricorrente nelle edizioni passate: tanti atleti raccontano di aver “vinto” la Quadrortathon non al traguardo, ma nella gestione delle discese. Chi ha resistito alla voglia di lanciarsi è arrivato al giorno dopo ancora in piedi, non piegato.
Terreno e appoggi: come preparare piedi e muscolatura
Il percorso è segnalato come road, con tratti di strade bianche e un profilo hilly. Questo significa piccole sorprese continue per i piedi: cambi di superficie, sassi, brevi tratti più morbidi.
- Asfalto: la maggior parte dei chilometri. In allenamento, curate la tecnica sull’asfalto: appoggio morbido, cadenza stabile. L’asfalto collinare punisce chi “picchia” troppo con i piedi.
- Strade bianche: qualche tratto può essere irregolare. Inserite in preparazione 1–2 uscite alla settimana con segmenti su sterrato per abituare caviglie e sensori di equilibrio.
- Curve e cambi di direzione: i percorsi collinari attorno al lago raramente sono perfettamente lineari. Lavorare su agili cambi di direzione riduce il rischio di micro–traumi.
Un dettaglio che molti scoprono solo sul posto: il rumore diverso del passo sull’asfalto rispetto alla strada bianca influenza il ritmo. In allenamento, giocate su queste sensazioni. Il giorno della gara, saranno familiari, non spiazzanti.
Materiale specifico: cosa preparare con cura
Senza esagerare, ma senza improvvisare. Un Quadrortathon non è il momento giusto per testare scarpe nuove o materiali mai provati.
- Scarpe da corsa: modello già collaudato su distanze simili. Con tratti di strada bianca, una scarpa da strada con buona stabilità è più utile di una racing estrema.
- Secondo paio di scarpe: per chi punta alle distanze 42–43 km o a più giorni, avere un secondo paio leggermente diverso (ammortizzazione o drop) aiuta a cambiare stimolo muscolare tra un giorno e l’altro.
- Calze tecniche: la vera “salvezza” su più giorni. Calze che non fanno pieghe e che si asciugano in fretta. Molti atleti raccontano che il quarto giorno il vero lusso è infilare calze perfettamente asciutte.
- Cappellino e occhiali: indispensabili per proteggervi dal sole e dal riflesso sul lago. Sceglieteli in allenamento. Un cappellino che vi infastidisce dopo 10 km vi darà il tormento dopo 40.
- Crema anti–sfregamento: con il caldo estivo, le irritazioni compaiono dove non ve le aspettate. Testate i punti critici (inguine, ascelle, fascia dove poggia il numero) durante le uscite lunghe.
- Idratazione portata con sé: se amate correre con borraccia o cintura portaborracce, provatela nei lunghi, su salite e discese. La Quadrortathon premia chi sa bere poco e spesso.
- Abbigliamento leggero: tessuti traspiranti, che non trattengano troppo il sudore. La maglia “preferita d’inverno” spesso a Gozzano ad agosto si trasforma in una piccola sauna portatile.
Ravitaillement e gestione dell’energia
Sulle manifestazioni del Club Super Marathon Italia, l’organizzazione dei ristori è essenziale ma concreta. Non sono buffet infiniti, ma punti di supporto pensati per farvi arrivare in fondo.
- Ristori ufficiali: predisposti lungo il percorso e all’arrivo, in linea con gli standard delle corse su strada del club. In preparazione, allenatevi a prendere liquidi e integrazione in movimento, senza fermarvi troppo.
- Energìa sui 10 km: spesso bastano acqua e, per qualcuno, un piccolo richiamo di zuccheri prima della partenza. In allenamento, testate se vi trovate meglio a correre “leggeri” o con un mini snack.
- Strategia sui 21 km: abituatevi a una prima assunzione di carboidrati tra 7º e 12º km. Non aspettate il calo di energia per intervenire.
- 42 e 43 km: prevedete, in preparazione, una cadenza di assunzione: ogni 30–40 minuti una piccola dose di carboidrati. Il giorno della gara, seguite uno schema già provato, non improvvisato.
- Più giorni di gara: chi ha già corso Quadrortathon racconta che la differenza la fa cosa si mangia tra una tappa e l’altra. Testate in allenamento pranzi e cene “post–corsa” che non vi appesantiscano.
Molti finisher ricordano il momento in cui, al terzo giorno, hanno capito di aver esagerato con cibi pesanti la sera prima. Non è solo questione di chilometri, è questione di stomaco che vi accompagna o vi abbandona.
Meneurs d’allure (pacers) e gestione del ritmo
Le informazioni ufficiali disponibili per l’edizione 2026 non indicano in modo chiaro la presenza di meneurs d’allure (pacers) sulle diverse distanze. Nelle edizioni passate, la Quadrortathon è stata più spesso una gara “autogestita” che una corsa di gruppo dietro ai pacer.
- Non contare sui pacer: preparate la gara come se il ritmo doveste costruirlo da soli. Se poi saranno presenti, saranno un aiuto in più, non la vostra unica strategia.
- Ritmo sui 10 km: puntate a una progressione: primi chilometri controllati, seconda metà in crescita. I pacer, se presenti, spesso tengono un ritmo costante, ma su percorso collinare la progressione è più amica delle gambe.
- Ritmo sui 21 km: abituatevi a correre qualche lungo a passo leggermente più lento del vostro ritmo gara ideale. Così, se il giorno della gara vi sentite bene, potrete permettervi una piccola accelerazione finale.
- Ritmo sui 42–43 km: per molti, il miglior “pacer” è il proprio orologio e la propria sensazione di fatica. In allenamento, lavorate sulla percezione: imparate a riconoscere quando state forzando troppo, anche se il GPS dice il contrario.
Una scena tipica nelle gare collinari senza pacer: piccoli gruppi che si formano spontaneamente tra chi ha lo stesso passo. In preparazione, imparate a correre sia da soli che affiancati, senza lasciare che la compagnia vi trascini oltre il vostro ritmo sostenibile.
Preparazione specifica per la ripetizione degli sforzi su più giorni
Il Quadrortathon non è solo una gara da un giorno. È una sequenza. Le informazioni ufficiali lo descrivono come quattro giornate di corsa su distanze dai 10 ai 43 km. Il corpo deve abituarsi a correre con fatica residua.
- Simulazioni di giorni consecutivi: in preparazione, prevedete almeno 1–2 “mini–blocchi” con due o tre giorni consecutivi di corsa, uno dei quali con uscita più lunga. La sensazione di alzarsi con le gambe stanche deve diventare familiare, non traumatica.
- Gestione delle uscite lunghe: su 42–43 km, non è necessario replicare sempre la distanza piena in allenamento, ma è utile arrivare a lunghi solidi e progressivi. Non cercate il miracolo dell’ultimo lungo. Cercate la continuità.
- Recupero tra i giorni: provate, in allenamento, piccoli rituali: doccia fredda, stretching leggero, alimentazione post–corsa. Il giorno della gara non avrete tempo di improvvisare la “formula magica”.
- Ascolto dei segnali: qualche dolorino è normale; il dolore che cambia appoggio o postura va ascoltato. In allenamento, imparate a distinguere la stanchezza buona da quella che chiede una pausa.
C’è chi racconta la Quadrortathon come una specie di “summer camp della fatica ben gestita”: ogni giorno si impara qualcosa su di sé. Più vi ci avvicinate preparati, più queste lezioni restano ricordi piacevoli, non racconti di sofferenza.
Strategie mentali per 10, 21, 42 e 43 km
Ogni distanza ha il suo dialogo interno. Cambia il modo in cui parlate con voi stessi a metà gara, cambia l’orizzonte mentale.
10 km
- Focus: evitare l’entusiasmo iniziale che brucia le energie nelle prime salite.
- Obiettivo mentale: immaginare la gara come 3 blocchi: avvio controllato, parte centrale stabile, ultimi 2 km dove “vi lasciate andare” con sicurezza.
21 km
- Focus: proteggere il ritmo fino al 15º km. Da lì in poi si gioca la vera mezza su percorso collinare.
- Obiettivo mentale: imparare a non farsi intimidire dalle salite: vedere ogni salita come un investimento di energia che la discesa ripagherà, se non vi fate prendere dalla fretta.
42 km
- Focus: considerare la maratona come un racconto in quattro capitoli, non come un blocco unico.
- Obiettivo mentale: al 30º km, avere ancora margine. Questo non accade per caso; accade perché non avete cercato “il tempo della vita” nei primi 15 km.
43 km
- Focus: accettare che la gara sia lunga anche nella testa. Il chilometro in più rispetto alla maratona è simbolico: rappresenta tutti i piccoli extra che avete sopportato in preparazione.
- Obiettivo mentale: preparare una frase, un pensiero o una immagine che userete quando il corpo vi chiederà di rallentare. È sorprendente quanto un singolo pensiero ben scelto possa tenere insieme un ultramaratoneta in quel momento chiave.
Adattare la preparazione alla vita reale
Le informazioni ufficiali sottolineano già l’importanza di conciliare allenamento, lavoro e famiglia. Qui si apre il capitolo pratico: come trasformare questa idea in qualcosa di concreto.
- Distribuzione dei carichi: pensate alle settimane non come a “mini–camp d’allenamento”, ma come a un equilibrio. Un solo allenamento saltato non rovina la Quadrortathon. Una serie di settimane sovraccariche, sì.
- Pianificazione dei riposi: la vera forza di un piano per 42–43 km, e per più giorni di gara, è la qualità dei giorni di riposo. Inserite almeno un giorno in cui vi limitate a camminare o fare mobilità leggera.
- Dialogo con chi vi sta vicino: nelle settimane calde della preparazione, spiegate a chi vive con voi che avrete qualche uscita chiave. Sembra un dettaglio, ma molti raccontano che il sostegno della famiglia al terzo giorno di Quadrortathon è stato decisivo.
In tanti ricordano il momento in cui, al rientro da una uscita lunga, i figli hanno chiesto: “Ma quindi ce la farai a correre tutte quelle tappe?”. Quel tipo di domanda diventa un motore gentile nei chilometri più duri.
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La Quadrortathon non si prepara per caso. Quattro giorni, quattro sforzi, un terreno mosso e la bellezza del Lago d’Orta mettono subito in chiaro una cosa: qui conta la preparazione, non l’improvvisazione. Se siete già iscritti, avete tutto il tempo per costruire un plan d’entraînement solido, progressivo e realistico, capace di portarvi al via con gambe fresche e testa lucida.
Che scegliate i 43 km, i 42 km, i 21 km o i 10 km, questa corsa premia chi sa dosare le energie e gestire bene i rilanci, le salite e il recupero tra una tappa e l’altra. Su Preparun, il vostro piano si adatta al vostro livello, ai vostri obiettivi e al numero di uscite settimanali. È il modo più semplice per arrivare pronti, senza stress e senza bruciare i passaggi decisivi della vostra preparazione.
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