La Filippide

Chiaramonte gulfi (97012) 2 agosto 2026 Corsa
Distanze disponibili
15 km 42 km
Partenza tra
J−38

Informazioni sulla gara

Ci sono gare che si affrontano per curiosità, e altre che si scelgono per il loro significato. La Filippide appartiene a questa seconda categoria. Una maratona in linea che scende dall’altopiano ibleo fino al mare di Punta Secca, sulle strade rese celebri dal Commissario Montalbano, è prima di tutto un viaggio. Se vi siete iscritti, avete già iniziato questo viaggio; ora si tratta di prepararlo con calma e rispetto per la distanza.

Partire di notte, alle 4h30, da Chiaramonte Gulfi, sentire l’aria fresca dell’entroterra siciliano, poi vedere la luce che sale mentre vi avvicinate alla costa: tutto questo fa parte dell’esperienza. Ma dietro il fascino, c’è un tracciato esigente, con lunga discesa, qualche tratto “mangia e bevi” e, spesso, un caldo crescente man mano che ci si avvicina al traguardo.

La Filippide percorso: dalla stazione di Chiaramonte alla Casa di Montalbano

Il percorso della maratona La Filippide parte dall’Antica Stazione di Chiaramonte Gulfi, intorno agli 800 metri di quota, e segue la vecchia linea ferroviaria e la SP n.10, scendendo dolcemente verso Ragusa e poi verso la costa. È una maratona prevalentemente in discesa, con un’inclinazione spesso compresa tra l’1 e il 2%, che invita a correre “facile” ma può logorare le gambe se la preparazione non è mirata.

Il terreno è quasi interamente asfaltato: strade provinciali e tratti rettilinei che attraversano l’altopiano ibleo, tra muretti a secco, ulivi, carrubi e le celebri cave rocciose della zona. L’andamento “planato” è spezzato da brevi saliscendi, quei tratti di 50–100 metri in leggera salita che, verso la fine, possono pesare più del previsto se avete esagerato nella prima parte.

L’arrivo a Punta Secca, davanti alla Casa di Montalbano, è uno di quei traguardi che restano nella memoria: il profilo del faro, la vista sul mare, il contrasto tra la fatica accumulata e la quiete della costa al mattino. Anche per questo vale la pena costruire una preparazione che vi permetta di godervi gli ultimi chilometri, invece di subirli.

La distanza di 15 km, con partenza alle 7h00, sfrutta una parte del tracciato verso il mare: meno gestione del buio, più confronto con la luce e il caldo. È una prova ideale per chi vuole sperimentare l’atmosfera della Filippide senza affrontare la maratona intera.

Preparare La Filippide: strategia, allenamento e gestione della discesa

Preparare La Filippide significa ragionare su tre elementi chiave: discesa prolungata, partenza notturna e caldo progressivo. Un piano d’allenamento generico per maratona non basta; serve introdurre sedute specifiche per assimilare il gesto in discesa e la gestione dell’andatura in condizioni mutevoli.

Per i 42 km, una struttura classica di 10–14 settimane funziona bene, con 3–5 uscite a settimana a seconda dell’esperienza. Il filo rosso dell’allenamento dovrebbe essere: costruzione di una solida base aerobica, lavoro di forza per muscoli e tendini, progressivo inserimento di discese e lunghi specifici sul ritmo gara.

Per i 15 km, 6–8 settimane possono bastare a chi ha già un minimo di continuità, ma la logica resta simile: allenare la resistenza, abituare le gambe alle discese, curare la gestione del caldo.

Allenamenti da includere nel vostro piano per La Filippide:

  • Lunghi progressivi in discesa controllata: cercate strade con pendenza dolce (1–3%), correndo la prima metà più lenta del ritmo gara e la seconda metà a ritmo maratona o leggermente più veloce. Obiettivo: abituare i quadricipiti all’impatto ripetuto e affinare la sensibilità di passo.
  • Forza in salita e in palestra: anche se la gara è in discesa, la forza si costruisce salendo. Ripetute in salita brevi (60–90”) e lavoro di potenziamento (squat leggeri, affondi, calf raises) aiutano a proteggere ginocchia e muscoli.
  • Interval training a ritmo controllato: per i 42 km, blocchi tipo 3×5 km a ritmo maratona con 1 km facile tra un blocco e l’altro; per i 15 km, serie da 1–2 km a ritmo gara o leggermente più veloce, con recuperi brevi.
  • Uscite al mattino presto: abituatevi a partire molto presto, anche al buio, per simulare la partenza delle 4h30 e testare colazione, digestione e sensazioni.
  • Allenamenti nel caldo: qualche seduta nelle ore più calde (sempre con prudenza) abitua corpo e mente alla progressiva salita della temperatura verso l’arrivo.

Un plan d’allenamento personalizzato per La Filippide vi permette di dosare con precisione questi ingredienti in base al vostro livello, alla vostra storia di infortuni e al tempo che avete davvero a disposizione.

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Ho visto tanti amatori arrivare alla loro prima maratona in discesa convinti che “sia più facile”. A metà gara, con i quadricipiti già induriti, la discesa smette di essere un aiuto e diventa una resistenza nascosta. La chiave è allenarsi a correre rilassati in discesa, con appoggio morbido e cadenza leggermente più alta, evitando falcate troppo lunghe che distruggono le cosce.

Per questo, nelle 4–6 settimane finali, inserirei regolarmente una seduta di tecnica in discesa: brevi tratti giù per una pendenza dolce, concentrandovi su postura (leggermente inclinata in avanti), appoggio sotto il baricentro, braccia rilassate. Non serve correre forte, serve correre bene.

Gestione dell’andatura e dei rifornimenti sulla maratona La Filippide

Sulla maratona La Filippide, la tentazione è partire forte, approfittando della discesa e dell’aria fresca. È qui che si gioca gran parte della gara. Un’impostazione prudente, soprattutto nei primi 10–12 km, vi permette di arrivare alla seconda metà con margine.

  • Primi 10 km: usate il ritmo più lento del vostro obiettivo maratona pianeggiante, anche di 10–15"/km più lenti. Lasciate che siano altri a “sfogarsi” in discesa.
  • Dal km 10 al km 30: stabilizzatevi sul ritmo gara, controllando il respiro e la frequenza cardiaca. La sensazione dovrebbe essere di fluidità, non di spinta.
  • Ultimi 12 km: qui la discesa si sente nelle gambe. Se avete gestito bene, potrete mantenere l’andatura; se avete esagerato, ogni piccolo falsopiano diventerà una salita vera e propria.

Per i 15 km, la gestione è più dinamica ma la logica resta simile: prima metà controllata, seconda metà in progressione, cercando di arrivare agli ultimi 3–4 km con ancora un po’ di “benzina mentale”.

Rifornimento e idratazione giocano un ruolo centrale, soprattutto considerando il caldo siciliano e la partenza molto mattutina. Nelle settimane di preparazione, testate:

  • una colazione digeribile 2–3 ore prima della partenza (o un piccolo snack se non tollerate pasti completi così presto);
  • il tipo di gel o bevanda energetica che userete in gara, provandoli nei lunghi;
  • un regime di assunzione regolare (ad esempio un piccolo apporto ogni 30–40 minuti per la maratona).

L’errore che ho visto più spesso in gara? Arrivare “leggeri” sulla linea di partenza, quasi a digiuno, per la paura di problemi gastrointestinali. Con una preparazione ben fatta, non serve rischiare: tutto ciò che provate in allenamento diventa automatismo il giorno della gara.

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Materiale e gestione del sonno: due dettagli che non sono dettagli

Per una gara come La Filippide, il materiale e il sonno contano quasi quanto i chilometri corsi. La partenza nel cuore della notte vi costringerà a rivedere la routine del giorno prima: cena leggera ma ricca di carboidrati, idratazione regolare, e soprattutto la capacità di addormentarvi presto o, almeno, di riposare distesi qualche ora.

Per l’abbigliamento, pensate a una stratificazione intelligente:

  • uno strato leggero sopra che potete togliere quando la temperatura sale;
  • eventuali manicotti se siete freddolosi;
  • un cappellino o una visiera per la parte finale, quando il sole si alza.

Le scarpe devono essere adatte alle discese su asfalto: ammortizzazione sufficiente ma non eccessivamente morbida, buona stabilità. Se pensate a modelli “super reattivi”, assicuratevi di averli testati su lunghi con discesa; le scarpe che volano in pista non sono sempre le migliori amiche dei quadricipiti in una maratona in planata.

Per i 15 km, potete permettervi qualcosa di più leggero e reattivo, ma ricordate che gli ultimi chilometri possono comunque essere caldi e luminosi: meglio un compromesso che vi protegga dall’inizio alla fine.

Informazioni pratiche per vivere al meglio La Filippide

Data: domenica 2 agosto 2026.

Distanze: maratona di 42 km (partenza ore 04:30), prova di 15 km (partenza ore 07:00).

Luogo: partenza da Chiaramonte Gulfi, arrivo a Punta Secca, nel territorio di Santa Croce Camerina, provincia di Ragusa.

Per regolamento, programma dettagliato e logistica (ritiro pettorali, trasporto alla partenza, servizi post-gara), potete fare riferimento alla pagina ENDU e agli aggiornamenti sulla pagina Facebook La Filippide.

Arrivare un giorno prima e prendersi il tempo di camminare tra le vie di Chiaramonte, osservare l’altopiano e “visualizzare” il viaggio verso il mare può sembrare un dettaglio, ma spesso è in questi piccoli gesti che nasce la gara ben riuscita. La Sicilia, con la sua luce e i suoi silenzi dell’alba, sa restituire molto a chi la rispetta.

Che scegliate la maratona La Filippide o i 15 km, vi auguro di tagliare il traguardo di Punta Secca con la sensazione di avere corso non solo una gara, ma un pezzo di storia personale, cullati dal paesaggio ibleo e dal rumore del mare che vi accoglie all’arrivo.

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Buono a sapersi

Panoramica pratica per preparare La Filippide

La Filippide non è solo “una bella maratona in discesa”. È una corsa che chiede rispetto, lucidità e qualche attenzione in più al caldo, al terreno e al materiale.
Qui trovate informazioni pratiche nuove per prepararvi ai 42 km e ai 15 km, oltre a ciò che è già descritto nella presentazione ufficiale.

Meteo atteso e gestione del caldo

Agosto, entroterra e costa ragusana: una combinazione splendida… e impegnativa.

  • Temperature tipiche a Chiaramonte Gulfi ad agosto: massime intorno ai 35°C, minime sui 22°C.
  • Clima: caldo e umido, con circa 25 mm di precipitazioni medie nel mese.
  • Tendenza 2026: le stagioni estive degli ultimi anni mostrano un trend di temperature in aumento; il caldo tende a crescere via via tra giugno e agosto.

Questo cosa significa in gara:

  • Per i 42 km: partite con aria fresca, ma gli ultimi chilometri verso Punta Secca possono essere sotto un sole già deciso. Il corpo percepisce il caldo più di quanto dica il termometro.
  • Per i 15 km: partenza più “comoda” come luce, ma l’esposizione al caldo è più diretta. L’andatura va pensata tenendo conto di una temperatura che sale in fretta.

Accorgimenti concreti contro caldo e umidità

  • Idratazione già dal giorno prima: arrivate alla partenza con una buona riserva. Non cercate di “recuperare” bevendo tutto negli ultimi 30 minuti.
  • Sale e minerali: con il caldo umido si suda molto. Se lo tollerate, valutate l’uso di sali (pastiglie o bevande) testati in allenamento.
  • Abbigliamento chiaro e traspirante: tessuti leggeri, colori chiari che riflettono la luce. Niente maglie pesanti “perché si parte di notte”: meglio uno strato leggero rimovibile.
  • Cappellino o visiera: utile soprattutto per la seconda parte, quando il sole si alza e la testa diventa il vostro “radiatore”.

Ho visto tanti corridori arrivare bene allenati ma “sciolti” dal caldo negli ultimi 5 km: non erano i muscoli a cedere, era la testa, stordita dal calore e dalla luce. Il caldo va trattato come un avversario vero, non come un dettaglio folkloristico siciliano.

Distanze, profilo altimetrico e punti chiave del percorso

Distanza Tipo Terreno Profilo
42 km Maratona su strada Prevalentemente asfalto, con brevi tratti sterrati. In discesa, con saliscendi e 2 tratti di salita più marcati.
15 km Corsa su strada Soprattutto asfalto verso la costa. Profilo ondulato, con discesa e falsopiani.

Sezioni tecniche della maratona (42 km)

  • Discesa dolce iniziale: lunghi tratti all’1–2% che invogliano a “lasciarsi andare”. Se siete troppo generosi qui, lo pagate quando il caldo vi prende alle spalle.
  • Zona Tresauro: una delle due principali variazioni altimetriche, con circa 400 metri di salita al 2,5%. Qui molti si accorgono che la maratona “in discesa” non è poi così gratis.
  • Pianoro di Serramezzana: discesa, campagna aperta, poi un breve tratto non asfaltato e una seconda salita di circa 100 metri al 3–4%, prima del passaggio a Donnafugata.
  • Da Donnafugata a Santa Croce Camerina: discesa quasi continua, interrotta da un altro tratto di sterrato, tra ulivi e carrubi. Muscoli stanchi, testa che sente il mare, ma gambe che devono ancora lavorare.

Ho visto amatori arrivare al secondo “dente” di salita convinti di avere ancora margine, poi improvvisamente vuoti. Non era tanto la pendenza, quanto la somma di discesa, calore e piccoli “muri” che avevano già scavato dentro.

Terreno e appoggio

  • Asfalto: superficie principale su entrambe le distanze. Continuo impatto sui quadricipiti in discesa.
  • Sterrato: brevi tratti verso Serramezzana e Donnafugata. Non è trail, ma basta un piccolo sasso o un passo distratto per stortare una caviglia stanca.
  • Tratti rettilinei: il paesaggio aiuta, ma la monotonia visiva può “addormentare” il ritmo. Vale soprattutto per chi corre da solo.

Strategie materiali specifiche

Scarpe

  • Per i 42 km:
    • Modello con buona ammortizzazione ma non “mollo”, per evitare di affondare in discesa.
    • Stabilità discreta: i quadricipiti affaticati hanno bisogno di una scarpa che li sostenga, non che li destabilizzi.
    • Se usate super shoes con piastra, testatele a lungo su discesa asfaltata: le gambe reagiscono in modo diverso rispetto alla pianura.
  • Per i 15 km:
    • Potete osare qualcosa di più leggero e reattivo.
    • Pensate però alla temperatura: una tomaia molto chiusa può trasformarsi in una piccola sauna ai piedi.

Un aneddoto ricorrente: chi arriva con scarpe nuove “di scatola”, scelte il giorno prima perché belle o perché “le usano i pro”. Dopo 15–20 km, la maratona diventa un test di sopportazione, non di corsa. Le scarpe vanno conosciute, non solo indossate.

Abbigliamento e accessori

  • Stratificazione intelligente:
    • Primo strato leggero traspirante.
    • Secondo strato sottile rimovibile per le prime decine di minuti freschi e bui.
  • Manicotti leggeri se siete particolarmente sensibili al freddo iniziale, da abbassare o togliere quando la temperatura sale.
  • Cappellino/visiera con fascia assorbente: utile per il caldo e per gestire eventuale sudore negli occhi.
  • Calze: preferibilmente tecniche, anti-vesciche, adatte a caldo e sudorazione. Una vescica nata al km 12 può rovinarvi un viaggio di 42 km.

Gestione del buio e della notte

  • Per la maratona:
    • Corsa nella notte fonda: valutate una piccola luce frontale o da polso se i tratti iniziali lo richiedono, o se preferite avere autonomia visiva.
    • Colori visibili e qualche elemento riflettente per sicurezza.
  • Per i 15 km:
    • Luce naturale già presente, ma la gestione del risveglio anticipato resta importante.

Più di una volta ho visto atleti arrivare alla partenza lucidi, ma con uno sguardo “da notte in bianco”. La corsa non l’aveva ancora iniziata, ma la stanchezza era già lì, sottile. La gestione del sonno è parte dell’allenamento.

Sonnno e routine pre-gara

La sfida nascosta: dormire prima di partire nel cuore della notte

  • Per i 42 km:
    • Organizzate la giornata precedente come se fosse “un pre-viaggio”: pomeriggio tranquillo, niente lunghe camminate sotto il sole.
    • Cena leggera, ricca di carboidrati, finita abbastanza presto per favorire il sonno.
    • Provate, nelle settimane precedenti, almeno una “simulazione”: andare a letto prima e alzarsi a orari simili a quelli di gara.
  • Per i 15 km:
    • La sveglia è meno estrema, ma l’anticipo rispetto alle abitudini può comunque scombussolare.
    • Evitate pesi sullo stomaco: meglio arrivare alla partenza leggeri, ma non a digiuno.

Una scena frequente nei racconti post-gara: “allenamento perfetto, ma ho dormito malissimo la notte prima”. L’ultimo chilometro non lo fate con le gambe, ma con le energie che avete conservato. Il sonno è carburante.

Rifornimenti e gestione dell’energia

Rifornimenti lungo il percorso

Le informazioni dettagliate su numero e posizione esatta dei ristori sono di solito indicate nei documenti ufficiali dell’evento (regolamento, schede percorso). Qui ci concentriamo su come sfruttarli al meglio.

  • Maratona 42 km:
    • Ristori frequenti, come da standard delle gare su strada in Italia.
    • Bevande, acqua e spesso integrazione basica: usateli in modo regolare, non solo “quando avete sete”.
    • Programmate una strategia: ad esempio, qualcosa da assumere ogni 30–40 minuti, alternando acqua e integrazione energetica, testata in allenamento.
  • 15 km:
    • Uno o più ristori intermedi, con focus su idratazione.
    • Può bastare un gel o due, ma l’elemento chiave resta l’acqua, soprattutto nei chilometri finali.

Nelle edizioni passate, più di un atleta ha raccontato di avere “saltato qualche ristoro perché stava bene”… salvo rallentare bruscamente dopo, prosciugato dal caldo. La sensazione del momento inganna; la strategia anticipa il bisogno.

Colazione e integrazione

  • Colazione per la maratona:
    • Molto anticipata rispetto al solito.
    • Provate in allenamento cosa funziona: pane, marmellata, riso, yogurt, quello che il vostro stomaco accetta.
    • Evitate esperimenti nuovi la mattina della gara.
  • Colazione per i 15 km:
    • Più vicina alle abitudini normali.
    • Potete valutare un piccolo snack se non amate mangiare troppo presto.

Presenza di pacer (meneurs d’allure)

La Filippide è una maratona particolare, con una forte identità. Nelle comunicazioni pubbliche più recenti, l’attenzione è spesso puntata sull’esperienza “senza tempo” e sull’aspetto simbolico. Non ci sono indicazioni ufficiali, ad oggi, sulla presenza sistematica di pacer su tutte le andature.

  • È possibile che siano presenti pacer su alcuni tempi di riferimento, come accade in molte maratone su strada tradizionali.
  • La conferma va cercata nelle comunicazioni dell’organizzazione (ENDU, pagina Facebook ufficiale, regolamento aggiornato).

Il consiglio, sia per la maratona sia per i 15 km, è di costruire un vostro ritmo interno, indipendente dai pacer. Se poi li trovate in gara, diventano un supporto, non una stampella.

Dettagli logistici utili alla preparazione (senza parlare di orari o prezzi)

  • Corsa su strada, point-to-point: partenza da Chiaramonte Gulfi e arrivo a Punta Secca. Questo implica uno spostamento pre- o post-gara che può aggiungere stress se non pianificato.
  • Servizi: logistica, trasporti, regolamento, percorsi dettagliati e fotografie sono reperibili sulle piattaforme dedicate all’evento (ENDU, Finishers, siti partner).
  • Alloggio: arrivare in zona con un po’ di anticipo permette di ridurre i tempi di spostamento alla partenza, soprattutto per la maratona. Una sveglia meno “affannata” vale quasi quanto un buon allenamento.

Una volta, un gruppo di amatori è arrivato alla partenza dopo un viaggio improvvisato, dormendo poche ore in macchina. Hanno corso comunque, ma la loro Filippide è diventata un ricordo di stanchezza più che di emozione. La gara comincia il giorno prima, quando decidete come volete arrivare alla linea di partenza.

Consigli distinti per 42 km e 15 km

Maratona 42 km

  • Gestione muscolare della discesa: quadricipiti e polpacci sono i veri protagonisti. Curate scarpe, tecnica di appoggio e lavoro di forza.
  • Adattamento al caldo progressivo: non pensate solo ai primi chilometri freschi. Preparazione e materiale vanno scelti guardando agli ultimi 10 km.
  • Attenzione ai due tratti di salita: brevi ma significativi, arrivano su gambe già segnate dal dislivello negativo.
  • Gestione mentale: lunghi tratti rettilinei, luce che cambia, caldo che cresce. È una maratona che chiede presenza mentale, non solo condizione fisica.

15 km

  • Impatto più breve, ma intenso: il corpo ha meno tempo per “aggiustarsi”. Il ritmo va pensato con attenzione già dal primo chilometro.
  • Caldo più presente: partite in una fascia oraria in cui il sole è più attivo. L’idratazione va preparata come per una gara estiva veloce.
  • Terreno asfaltato: scarpe leggere, ma sempre testate su discesa e caldo.
  • Perfetta come “assaggio” della Filippide: vi permette di capire come reagite alla discesa verso il mare, al clima, all’ambiente. Un ottimo banco di prova per eventuali future maratone su questo percorso.

Che scegliate i 42 km o i 15 km, La Filippide vi chiede una cosa semplice e impegnativa insieme: arrivare preparati non solo a correre, ma a vivere la discesa dall’altopiano al mare. Tutto ciò che curate in anticipo – meteo, materiale, sonno, rifornimenti – diventa spazio mentale libero per godervi ogni chilometro.

Stima il tuo tempo di gara

In base al tuo ritmo obiettivo, ecco come si svolgerà la tua gara
Ritmo 5:00 min/km
3:00 · Veloce 8:00 · Lento
Tempo stimato
50:00
Velocità
12,0 km/h
Ritmo moderato - Perfetto per la resistenza

Prepara la tua gara in 7 domande

Avete già fatto la scelta importante : iscrivervi a La Filippide. Ora viene la parte più sottile : prepararla con intelligenza. Una maratona in discesa, al buio dell’alba siciliana, con l’arrivo sul mare di Punta Secca, non si improvvisa. Un piano d’allenamento personalizzato vi aiuta a gestire la partenza alle 4h30, le lunghe discese, il caldo che sale, senza bruciarvi. Investire dans une préparation sur mesure, c’est profiter pleinement de ce parcours unique, du premier mètre à la Casa di Montalbano.

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Davide Greco
Aggiornato il 25 giugno 2026
Articolo scritto da :
Davide Greco corre da più di vent'anni e ha attraversato tutte le evoluzioni della corsa amatoriale: dal footing « a sensazione » ai piani strutturati e…... continua a leggere
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Jules Patrick Maria Laurene
+8

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