Ortles Haute Route – Bormio

Ortles Haute Route

Bormio (23032) 11 settembre 2026 Trail
Partenza tra
J−31

Informazioni sulla gara

Ortles Haute Route propone 3 gare da 11 a 120 km, il 11 settembre 2026 a Bormio.

Informazioni chiave sulle gare di Ortles Haute Route
Gara Distanza Dislivello
11 km 11 km +600 m
35 km 35 km +2.300 m
120 km 120 km +9.000 m

Ci sono gare che si corrono, e gare che si attraversano. Ortles Haute Route appartiene alla seconda categoria. Che vi siate iscritti alla 120 km (D+ 9000 m), alla 35 km (D+ 2300 m) o alla 11 km (D+ 600 m), avete davanti un paesaggio che chiede rispetto: il Parco Nazionale dello Stelvio, i versanti dell’Ortles, le valli fra Bormio e la Val Venosta, i sentieri sospesi tra Lombardia e Alto Adige.
La preparazione è il filo che vi permetterà di tenere insieme tutto questo.

Ortles Haute Route: il percorso, il terreno, l’ambiente

Ortles Haute Route Trail nasce come anello logico attorno all’Ortles, con partenza e arrivo a Bormio, interamente all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio. Il tracciato della 120 km ricalca l’alta via che unisce Valtellina e Alto Adige, con più passaggi oltre i 3000 metri e un ambiente tipicamente alpino: boschi di larici, pietraie, nevai e tratti su facili ghiacciai.

La prova regina, la Ortles Haute Route 120 km, compie l’intero anello dell’Alta Via dell’Ortles, toccando luoghi simbolici come Passo Zebrù e diversi rifugi d’alta quota. Si passa dalle vallate più dolci ai single track tecnici, con tratti esposti e sezioni dove il terreno cambia rapidamente: erba, roccia, neve, sentiero scavato dal tempo.

La 35 km (Raethia Trail) è disegnata per chi vuole sentire l’alta montagna senza affrontare l’ultra: meno chilometri, ma veri, con oltre 2000 m di dislivello positivo e passaggi che richiedono buona confidenza con i sentieri alpini. La 11 km (OH Short Trail) rimane più accessibile, ma si svolge comunque su terreno montano, con 600 m di salita che si fanno sentire se affrontati troppo forte.

L’atmosfera, nelle prime edizioni, promette di essere quasi familiare: numeri contenuti, organizzazione curata da chi vive il trail da dentro, e quella sensazione rara di essere parte di qualcosa che sta nascendo. Ortles Haute Route vuole essere “più di una competizione, un viaggio indimenticabile”: lo dice la comunicazione ufficiale, ma lo conferma la natura del percorso.

Preparare Ortles Haute Route: dalla 11 km alla lunga distanza

La parola chiave, su queste montagne, è gestione. Gestione dell’andatura, della fatica, del sonno (per la 120 km), dell’alimentazione, e persino del freddo notturno. Un plan d’entraînement per Ortles Haute Route deve considerarli tutti.

Per la 11 km (D+ 600 m), la sfida principale è la salita concentrata. Vi servirà lavorare su:

  • salite brevi ma intense, su sentiero o strada sterrata;
  • discese tecniche, per imparare a rilassare le gambe senza perdere controllo;
  • gestione del respiro in quota, con uscite regolari tra i 60 e i 90 minuti.

Per la 35 km (D+ 2300 m), entrate già nel territorio del trail lungo: qui la preparazione deve includere:

  • uscite in montagna da 3–4 ore, con molte salite e discese;
  • allenamenti di forza specifica (salite a passo spinto, esercizi per caviglie e core);
  • simulazioni di gara con uso di bastoncini, zaino e alimentazione in movimento;
  • lavori di ritmo in salita (progressivi, fartlek in pendenza) per imparare a modulare lo sforzo.

Per la 120 km (D+ 9000 m), si entra nel mondo dell’ultra di montagna, con tempi limite intorno alle 38 ore e passaggi oltre i 3000 m. Qui non basta essere ben allenati: serve una vera strategia di vita in gara. La preparazione deve includere:

  • lunghi progressivi tra 5 e 8 ore, se possibile in ambiente montano simile (quota, terreno, meteo);
  • uscite ravvicinate (sabato + domenica) per abituare le gambe alla fatica cumulata;
  • test di alimentazione: cosa mangiare, quanto, con quale frequenza, come reagisce lo stomaco sotto sforzo;
  • lavoro sulla camminata in salita: passo efficiente, uso dei bastoncini, capacità di alternare corsa e marcia senza perdere ritmo mentale;
  • gestione del sonno: almeno una o due uscite serali/notturne per capire come reagite al buio e alla stanchezza.

In ogni caso, che si tratti di 11, 35 o 120 km, il cuore del vostro plan d’entraînement Ortles Haute Route sarà l’equilibrio tra carico e recupero. Le montagne dell’Ortles non perdonano l’orgoglio: arrivare stanchi in partenza è il primo vero rischio.

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Quando costruite la vostra preparazione verso Ortles Haute Route, chiedetevi non solo “quanti chilometri faccio”, ma “come vivrò quelle ore in gara”. Nella mia esperienza, dopo una notte sul sentiero, non conta più il cronometro, ma la capacità di restare lucidi: mangiare, vestirsi, scegliere il passo giusto. Un piano di allenamento intelligente vi allena anche a questo: alle piccole decisioni che, sommate, vi portano al traguardo di Bormio.

La progressione ideale su 3–4 mesi prevede:

  • un primo blocco di costruzione (volume crescente, lavoro di forza e tecnica di discesa);
  • un blocco centrale di specificità (lunghe uscite in montagna, simulazioni di gara con materiale completo);
  • un blocco finale di affinamento: si riduce il volume, si preservano gambe e testa, si cura il sonno.

Non sottovalutate la quota. I passaggi oltre i 3000 m cambiano la percezione dello sforzo. Se potete, programmate almeno qualche weekend in alta montagna durante la preparazione: vi aiuterà ad adattare respiro, termoregolazione e gestione degli strati di abbigliamento. Nel mio caso, più di una volta, una semplice maglia sbagliata ha trasformato un bel trail notturno in una lezione umile su quanto il freddo possa logorare la mente.

Anche la alimentazione merita un allenamento a sé. Sulle lunghe ore di Ortles Haute Route, passerete per più ristori e rifugi. Il segreto è arrivarci con un piano chiaro: cosa prendete ai ristori, cosa tenete sempre con voi, come alternate liquidi e solidi. Allenatevi a mangiare correndo o camminando: lo stomaco, come il cuore, ha bisogno di abituarsi.

L’ultimo tassello è il recupero. Sonno regolare nelle settimane di carico, alimentazione quotidiana curata, qualche seduta di mobilità e stretching consapevole. La longevità sportiva nasce qui, non solo nel cronometro delle gare: Ortles Haute Route può essere un apice della vostra stagione, non una ferita da cui ripartire faticosamente.

Nutrizione in gara

Il giorno J, la tua alimentazione fa la differenza.

Prima, durante e dopo la gara: un piano alimentare personalizzato è disponibile in aggiunta al tuo piano d'allenamento.

Materiale e gestione dell’andatura su Ortles Haute Route

Su un percorso che va dai boschi ai ghiacciai, il materiale non è un dettaglio. Per la 120 km, ma in parte anche per la 35 km, pensate a:

  • zaino o gilet da trail capiente ma stabile, con spazio per strati, cibo e acqua;
  • bastoncini da trail, se li sapete usare: sono un alleato prezioso nelle lunghe salite e nelle discese logoranti;
  • strati tecnici leggeri: maglia termica, giacca impermeabile/antivento, guanti e berretto per la notte;
  • scarpe da trail con buona tenuta su roccia e terreno misto, suola non troppo rigida per sopportare molte ore;
  • lampada frontale affidabile, con batterie di scorta per la notte sulla 120 km;
  • kit obbligatorio di sicurezza (coperta termica, fischietto, ecc.), come da regolamento ufficiale.

L’andatura, su Ortles Haute Route, si costruisce più in testa che nelle gambe. Il suggerimento, frutto di tante notti di trail, è semplice: partite un filo più piano di quanto vi sentite in grado di fare. Nei primi saliscendi l’euforia è forte, ma il Parco dello Stelvio è grande: vi ricorderà la distanza quando la luce cambierà e il vento in quota inizierà a parlare.

Spezzate mentalmente il percorso in segmenti: valle, salita lunga, cresta, discesa, nuovo fondovalle. Ogni segmento ha un ritmo, un modo di respirare, un piccolo obiettivo. Portate con voi un orario indicativo, ma ricordate che, nell’ultra, la vera vittoria è restare presenti, capaci di scegliere. Ortles Haute Route è una buona maestra in questo.

Ortles Haute Route: informazioni pratiche

Ortles Haute Route Trail si svolge tra l’11 e il 12 settembre 2026, con sede di partenza e arrivo a Bormio. L’evento propone tre distanze ufficiali: 120 km (D+ 9000 m), 35 km (D+ 2300 m) e 11 km (D+ 600 m), tutte con tracciato nel Parco Nazionale dello Stelvio.

Le iscrizioni sono aperte dal 21 febbraio al 30 agosto 2026, con diverse fasce di quota per la 120 km, che includono pettorale, ristori, pacco gara, pasto post gara e gadget finisher. Per dettagli aggiornati su programma, regolamento e requisiti di materiale obbligatorio, vi consiglio di consultare direttamente il sito ufficiale Ortles Haute Route o la pagina dedicata su ENDU.

Porterete a casa non solo una medaglia, ma un ricordo fatto di luci, silenzi e passi condivisi. Bormio e le montagne dell’Ortles hanno una forma particolare di accoglienza: dura, essenziale, ma profondamente sincera. Ortles Haute Route è l’occasione per incontrarla, preparati, e lasciarle un segno dentro di voi.

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Buono a sapersi

Scenario meteo tipico e impatto sulla gara

A Bormio, a metà settembre, le giornate sanno essere ingannevoli: in paese aria mite, in quota freddo che taglia le mani. Temperature medie intorno ai 19°C di massima e 10°C di minima, con circa 45 mm di precipitazioni medie nel mese. Pioggia non continua, ma quando arriva, si sente.

Per voi questo significa una cosa semplice: prepararsi a correre in “quattro stagioni” nella stessa gara. Salite sudate nei boschi, creste con vento improvviso, discese in ombra dove la maglia bagnata diventa un frigorifero. Capita spesso: in basso si sorride in maniche corte, sopra ci si chiede perché non si è preso un paio di guanti in più.

  • 11 km (D+ 600 m): fate in tempo a restare dentro la fascia più “dolce” della giornata, ma un rovescio improvviso o una nuvola bassa possono far crollare la temperatura in pochi minuti.
  • 35 km (D+ 2300 m): grande escursione termica fra partenza, metà percorso e rientro. Preparatevi a cambiare percezione del freddo almeno 2–3 volte.
  • 120 km (D+ 9000 m): qui entra in gioco la notte. Lì, il freddo non è solo disagio. È gestione di energie, lucidità e sicurezza. Vedere qualcuno fermarsi a un rifugio solo perché non riesce più a muovere le mani per aprire un gel non è raro. È il meteo che presenta il conto.

Nel vostro allenamento, simulate queste condizioni: uscite con meteo variabile, provate a bagnarvi, asciugarvi, cambiare strati in movimento. L’obiettivo non è solo correre forte. È saper reagire quando il cielo decide di cambiare le regole.

Terreno e tipo di impegno per ogni distanza

L’Ortles Haute Route non è un “trail collinare travestito”. È montagna vera. Sentieri, pietraie, tratti di ghiaccio facile, passaggi oltre i 3000 m per la lunga. Terreni che raccontano storie diverse nelle tre distanze ufficiali.

11 km – OH Short Trail (11 km, D+ 600 m)

  • Terreno: sterrato, sentiero di montagna, qualche tratto più stretto e tecnico, fondo irregolare ma senza sfasciumi infiniti.
  • Impegno muscolare: una salita principale compatta, che “picchia” sulle gambe se la affrontate come una gara su strada. Discesa dove la tecnica conta più della velocità pura.
  • Quota: probabili passaggi sopra i 2000 m, senza i 3000 m, ma abbastanza per percepire il respiro diverso rispetto al livello del mare.

Nella preparazione, cercate trail collinari o montani con una salita continua di 20–30 minuti e una discesa altrettanto continua. L’obiettivo è arrivare in cima con ancora voglia di correre, non solo di sopravvivere.

35 km – Raethia Trail (35 km, D+ 2300 m)

  • Terreno: veri sentieri alpini, single track, tratti esposti, cambi repentini di fondo: erba, roccia, tratti più smossi.
  • Impegno: dislivello “serio”. 2300 m positivi su 35 km significano salite lunghe, discese che possono logorare. Non è mezza maratona allungata, è montagna compressa.
  • Quota: ambiente di alta montagna, con temperature più basse, possibili residui di neve in punti riparati, vento più forte sui crinali.

Vi servirà sicurezza sui tratti tecnici. In allenamento cercate single track con radici, sassi, curve strette. Il giorno della gara, ogni metro di sentiero “facile” che avrete fatto prima, vi farà risparmiare energie mentali. La fatica non viene solo dal cuore. Viene da quante volte il cervello deve decidere dove mettere il piede.

120 km – Ortles Haute Route (120 km, D+ 9000 m)

  • Terreno: tutta la tavolozza alpina: boschi, pietraie, nevai, facili ghiacciai, creste lunghe, sentieri scavanti sul fianco della montagna.
  • Quota: più passaggi oltre i 3000 m, con tre grandi attraversamenti in quota e un valico simbolico come il Passo dello Stelvio.
  • Impegno globale: 9000 m di salita sono una collezione di “giornate” dentro la stessa gara. La testa dovrà gestire il passaggio dalla luce al buio, dal caldo al freddo, dal gruppo ai lunghi tratti in solitaria.

In allenamento cercate terreni che vi facciano litigare un po’ con il sentiero: salite lunghe che costringono a camminare, discese tecniche dove frenare è quasi più difficile che lasciarsi andare, tratti esposti che richiedono concentrazione. L’ultra non vi giudicherà solo per il motore. Vi metterà alla prova sulla capacità di restare presenti quando la mente vorrebbe “staccare”.

Ristori, rifugi e gestione dell’alimentazione in gara

L’Ortles Haute Route sfrutta la rete di rifugi e punti d’appoggio dell’Alta Via dell’Ortles. Questo significa una cosa bellissima e pericolosa allo stesso tempo: c’è sempre un posto dove trovare qualcosa… ma non sempre esattamente quando ne avreste più bisogno.

  • 120 km: passerete per diversi rifugi e ristori lungo l’anello. Tratti lunghi in quota dove il prossimo punto può sembrare “vicino” sulla carta, ma implicare ore reali di cammino e corsa, soprattutto di notte.
  • 35 km: meno rifugi, ma punti di ristoro fondamentali per spezzare il dislivello e ricaricare zuccheri e sali.
  • 11 km: almeno un punto di ristoro centrale è molto probabile, ma la vera differenza la farà ciò che portate con voi.

Un errore classico sulla lunga: arrivare a un rifugio affamati, bersi e mangiare “tutto”, ripartire gonfi e appesantiti, e dopo 20 minuti camminare a testa bassa chiedendosi dove si è sbagliato. In allenamento, simulate l’uso dei ristori:

  • decidete prima cosa prendere: liquidi, qualcosa di salato, qualcosa di dolce;
  • limitate il tempo di sosta nelle simulazioni (2–3 minuti) per abituarvi a essere efficienti;
  • abituate lo stomaco a alternare gel/barrette a pezzi di cibo “vero” (pane, formaggio, brodo) simili a ciò che potreste trovare nei rifugi alpini.

Una delle immagini tipiche di queste gare: atleti seduti su una panca di legno dentro un rifugio, con la zuppa fumante davanti, indecisi se alzarsi o chiedere un’altra porzione. Il confine tra “ristoro” e “fine gara anticipata” è sottile. Il vostro piano di alimentazione sarà il filo che vi tira fuori di nuovo sulla porta.

Meneur d’allure e gestione dei tempi

Nelle informazioni ufficiali disponibili al momento non si parla esplicitamente di meneur d’allure / pacer per nessuna delle tre distanze. Le ultra in alta montagna di questo tipo, soprattutto alla prima edizione, spesso puntano più sulla gestione autonoma che sui gruppi tirati a ritmo fisso.

Prendetela come un’opportunità: imparare a essere il vostro stesso “meneur d’allure”. In preparazione:

  • allenatevi a tenere un passo costante su salite lunghe, con sguardo più sul respiro che sul cronometro;
  • provate a usare una tabella di passaggi orari realistica, non ottimistica, e verificate in allenamento quanto siete vicini a quei tempi su terreni simili;
  • simulate l’idea di “corsa a checkpoint”: non pensate a Bormio, pensate al prossimo colle, al prossimo rifugio, al prossimo fondovalle.

Nei lunghi di preparazione, provate a correre con qualcuno più esperto per qualche ora, come se fosse il vostro “pacer mentale”. Osservate come gestisce pause, ritmo, alimentazione. In gara, sarete voi a giocare quel ruolo per voi stessi… e magari per qualche altro atleta incontrato di notte, quando il sentiero si fa più silenzioso.

Materiale specifico: cosa serve davvero qui

Il regolamento ufficiale elenca un kit di sicurezza obbligatorio (coperta termica, fischietto, ecc.). Ma oltre alla lista formale, c’è il materiale che fa la differenza tra “stringere i denti” e “dovervi ritirare”.

Scelta dell’abbigliamento in base alla distanza

Distanza Strati consigliati Note pratiche
11 km Maglia tecnica, strato antivento leggero, eventuale mantellina impermeabile. Pensate più a proteggervi da un rovescio o da vento in quota che al freddo prolungato.
35 km Baselayer leggero, giacca impermeabile/antivento seria, magari maniche o gilet aggiuntivo. I cambi di quota e orario rendono utile poter aggiungere e togliere un piccolo strato rapidamente.
120 km Baselayer termico, mid-layer leggero (pile o maglia calda), guscio impermeabile affidabile, guanti, berretto o fascia. La notte in quota con vento e stanchezza amplifica la sensazione di freddo. Meglio un capo in più che un ritiro per ipotermia.

Zaino, bastoncini e illuminazione

  • Zaino/gilet: per la 120 km serve capacità reale per strati, cibo, acqua e materiale obbligatorio. Per la 35 km potete alleggerire, ma non troppo: la montagna non tratta meglio chi corre “minimal”.
  • Bastoncini: particolarmente utili su 35 e 120 km per gestire le lunghe salite e alleggerire quadricipiti in discesa. La differenza tra chi li ha testati in allenamento e chi li “improvvisa” il giorno della gara si vede dopo 2000–3000 m di dislivello.
  • Lampada frontale: indispensabile per la 120 km, consigliabile anche per la 35 km in caso di meteo difficile o rallentamenti. Portate batterie di scorta e testate il fascio di luce su terreni tecnici, non solo su strada.

Un ricordo ricorrente nelle notti di trail: la luce che si fa fioca proprio quando il sentiero diventa più esposto. Si comincia a risparmiare l’illuminazione e a mettere male i piedi. Non lasciate che sia una batteria economica a decidere la vostra gara.

Scarpe e protezione dei piedi

  • Suola con buona aderenza su roccia e terreno misto, tasselli abbastanza marcati per tenere su pietraia e neve residua, ma non così rigidi da massacrare la pianta del piede dopo tante ore.
  • Protezione in punta contro sassi e urti: inevitabili, soprattutto in discesa tecnica.
  • Calze tecniche specifiche per trail, magari da testare in combinazione con crema anti-sfregamento. Una vescica al 40° km di una 120 km non è un dettaglio. È un romanzo di sofferenza.

Quota, respirazione e gestione dello sforzo

I passaggi oltre i 3000 m della 120 km non sono solo un numero sul profilo altimetrico. L’aria è più sottile, il cuore lavora in modo diverso, la testa a volte si fa più leggera. Anche senza mal di montagna, percepirete uno scarto fra “quello che vorrei fare” e “quello che il corpo concede”.

  • 11 km: probabilmente restate sotto le quote più impegnative, ma se arrivate da pianura sentirete comunque un cambio di sensazione.
  • 35 km: potreste avvicinarvi a quote dove il ritmo di salita va misurato più sul respiro che sul passo degli altri.
  • 120 km: la strategia di gara deve includere consapevolezza che in quota si va più lenti, punto. Non è debolezza. È fisiologia.

In preparazione, se potete, programmate weekend con notti in rifugio sopra i 2000–2500 m. Non per fare i “durissimi”, ma per ascoltare come cambia il corpo: sonno, fame, sete, termoregolazione. Più volte si sente dire “mi sono coperto tardi” o “ho smesso di mangiare senza accorgermene” dopo un colle ventoso. Sono dettagli che, in montagna, scrivono il finale della storia.

Gestione mentale e piccoli segreti pratici

Ortles Haute Route vi chiederà qualcosa in più della semplice voglia di correre. Vi chiederà presenza. Dal primo metro all’ultimo.

  • Segmentare il percorso: pensate in blocchi. Salita – cresta – discesa – valle. In allenamento, abituatevi a “celebrare” la fine di ogni blocco con un gesto semplice: un sorso d’acqua, un gel, un cambio di strato.
  • Momenti di crisi: su 120 km, ma anche su 35 km, arriveranno. In preparazione provate a “passarci dentro” volutamente: finite un lungo quando siete già stanchi, fate gli ultimi 20 minuti pensando a cosa farete in gara quando tutto dirà “basta”.
  • Relazione con gli altri: è normale passare da tratti in gruppo a lunghi momenti soli. A volte, una parola scambiata con uno sconosciuto su una cresta al buio vale quanto un gel in più. In allenamento, provate sia uscite condivise sia uscite in completa solitudine. Entrambe serviranno.

Molti, dopo gare così, ricordano un dettaglio minuscolo: una luce lontana di rifugio in una notte di vento, il rumore dei bastoncini sul ghiaccio, il profumo del bosco all’alba dopo ore di buio. Prepararsi a Ortles Haute Route significa anche questo: allenare il corpo, sì, ma lasciare spazio perché la montagna ci sorprenda senza travolgerci.

Meteo prevista il giorno della gara a Bormio

Sulla base degli ultimi 10 anni (medie 2016–2025)
🌧️
Pioggia
il più frequente
18°
Max. media
estremo 25°
Min. media
estremo 2°
8 km/h
Vento medio
raffiche 104
Storico del meteo del 11 settembre da 10 anni
🌧️ 21° 2016
🌧️ 15° 2017
☁️ 23° 2018
🌧️ 16° 2019
☁️ 21° 2020
🌧️ 17° 2021
☁️ 15° 2022
☁️ 25° 2023
🌧️ 17° 2024
☁️ 18° 2025
Dati meteo: Open-Meteo / ERA5

Stima il tuo tempo di gara

In base al tuo ritmo obiettivo, ecco come si svolgerà la tua gara
Ritmo 5:00 min/km
3:00 · Veloce 8:00 · Lento
Tempo stimato
50:00
Velocità
12,0 km/h
Ritmo moderato · Mantieni questo ritmo fino al traguardo con un piano di allenamento personalizzato

Domande e risposte

Per una FAQ utile, conviene indicare con precisione tracciato, chilometraggio e dislivello positivo della gara così come pubblicati dalla pagina ufficiale dell’evento. Se preparate una corsa di trail o di montagna come l’Ortles Haute Route, questi due dati sono i primi da verificare per capire il carico reale in salita e la durata stimata dello sforzo.

La difficoltà reale dipende soprattutto da quota, dislivello, tecnicità del terreno e capacità di gestire uno sforzo lungo in montagna. È in genere una prova adatta a chi ha già esperienza di trail o skyrunning, sa correre in salita e in discesa e ha costruito una base aerobica solida. Per i meno esperti, l’obiettivo deve essere finire bene, non partire troppo forte.

L’allenamento deve privilegiare salite lunghe, discese controllate, lavoro di resistenza e uscite in terreno simile alla gara. In preparazione, è utile alternare corsa facile, sedute in salita e un lungo progressivo, con attenzione alla forza delle gambe e al recupero. In gara, conviene partire in riserva, usare un passo conversazionale nelle prime ore e camminare le salite più ripide per non andare fuori giri.

Su una prova di montagna, la strategia migliore è assumere energia in modo regolare: carboidrati, liquidi e sali, senza aspettare di avere fame o sete. Portate con voi ciò che vi serve per coprire i tratti più lunghi tra i punti di ristoro, e testate tutto in allenamento. L’obiettivo è mantenere stabile la glicemia e limitare i cali di energia, soprattutto se la gara dura molte ore.

Per preparare al meglio l’Ortles Haute Route, preparun propone due piani personalizzati in base a età, livello, obiettivo e numero di uscite settimanali. Starter Run è il piano gratuito, ideale per iniziare la preparazione con una struttura semplice e utile. Finisher Line è il piano completo e a pagamento, pensato per arrivare pronti il giorno della gara, adattato alle distanze e al dislivello dell’Ortles Haute Route. Create il vostro piano su preparun.com.

Prepara la tua gara in 7 domande

Ortles Haute Route non è una gara qualsiasi: è un viaggio lungo sentieri d’alta quota, ghiacciai e notti in movimento. Pour la vivre pleinement, vous avez besoin d’un plan d’entraînement pensé pour votre niveau, votre âge et votre objectif. Un plan qui respecte votre fatigue, votre vie quotidienne, mais qui vous prépare sérieusement à ces 120 km, à ces 35 km ou à ces 11 km au cœur du Parco Nazionale dello Stelvio. Sur Preparun, vous pouvez commander un plan sur mesure qui vous accompagne pas à pas jusqu’à Bormio, pour arriver serein, lucide… et prêt à profiter de chaque montée.

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Davide Greco

Articolo scritto da :
Davide Greco corre da più di vent'anni e ha attraversato tutte le evoluzioni della corsa amatoriale: dal footing « a sensazione » ai piani strutturati e…... continua a leggere
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Jules Patrick Maria Laurene
+8

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