Camignada Poi Siè Refuge – Auronzo di cadore

Camignada Poi Siè Refuge

Auronzo di cadore (32041) 2 agosto 2026 Trail
Distanze disponibili
Camignada Poi Siè Refuge 34 km
Partenza tra
J−38

Informazioni sulla gara

Iscriversi alla Camignada Poi Siè Refuge significa regalarsi una giornata intera in mezzo alle Dolomiti, ma anche accettare una prova lunga e impegnativa. Dal lago di Misurina ad Auronzo di Cadore, passando per rifugi iconici ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo, la vostra corsa sarà un susseguirsi di salite, discese e panorami che tolgono il fiato. Con una distanza di circa 34 km e un dislivello positivo nell’ordine dei 1500 m, la gestione dell’energia e la preparazione diventano centrali.

La manifestazione è una corsa in montagna non competitiva organizzata dal CAI Auronzo, con un forte spirito di condivisione e di rispetto per l’ambiente. L’atmosfera è quella delle grandi classiche: partenza in quota, sentieri affollati ma ordinati, volontari ai rifugi, famiglie e amici ad accogliervi all’arrivo al Pala Tre Cime di Auronzo. Il percorso, confermato nelle ultime edizioni, tocca luoghi che ogni amante di montagna sogna: Misurina, Malga Rin Bianco, Rifugio Auronzo, Lavaredo, Locatelli, Piani di Cengia, Rifugio Comici, Rifugio Carducci, Val Giralba e infine la ciclabile verso Auronzo.

Camignada Poi Siè Refuge: percorso, terreno e difficoltà

Se cercate informazioni sul percorso della Camignada Poi Siè Refuge, immaginate un anello di alta quota che unisce i rifugi storici attorno alle Tre Cime. Si parte da Misurina, si sale verso Malga Rin Bianco e da lì al Rifugio Auronzo, spesso con le prime rampe già affollate e un ritmo più alto del necessario. È la prima trappola da evitare: lasciate andare chi parte troppo forte, la vostra corsa è lunga.

Dalla zona delle Tre Cime il sentiero alterna tratti corribili a sezioni tecniche, soprattutto in direzione Rifugio Lavaredo, Locatelli e Piani di Cengia. Troverete pietraie, gradoni naturali, qualche passaggio stretto dove si procede in fila. Il terreno è tipicamente dolomitico: roccia, ghiaia, sentiero alpino, con pochi tratti veramente “piatti”. La seconda parte, passando per Rifugio Comici e Rifugio Carducci, propone discese più lunghe e valloni da interpretare bene per non stancare troppo i quadricipiti.

La discesa verso Val Giralba e la successiva ciclabile che porta ad Auronzo sono ingannevoli. Dopo molte ore in piedi, la pendenza più dolce invoglia a rilanciare, ma è facile andare in crisi se avete speso troppo prima. Qui la tenuta muscolare e mentale conta più della velocità pura.

In sintesi, la difficoltà principale non è un tratto singolo, ma la somma di distanza, dislivello e terreno tecnico. Preparare la Camignada Poi Siè Refuge significa allenarsi a correre (e camminare speditamente) in salita, gestire discese lunghe e correre stanchi sui tratti finali più scorrevoli.

Preparare la Camignada Poi Siè Refuge: struttura del piano e obiettivi chiave

Per affrontare al meglio i 34 km / 1500 m D+, l’idea non è “sopravvivere alla giornata”, ma costruire passo dopo passo una base solida. Un buon plan d'allenamento per la Camignada ruota attorno a tre pilastri: resistenza, forza specifica in salita/discesa e tecnica di corsa su terreno montano.

Se partite da una base di corsa su strada, considerate almeno 10–12 settimane dedicate alla montagna. All’interno di questo periodo, mantenete 3–4 uscite settimanali, con una logica chiara:

  • una uscita lunga settimanale, progressivamente portata verso le 3–4 ore, con dislivello significativo;
  • una seduta di lavoro in salita (ripetute in salita, salite lunghe a ritmo costante);
  • una seduta dedicata a discese e tecnica, anche inserita all’interno del lungo;
  • eventualmente una corsa facile di recupero, piatta o su terreno morbido.

Per chi cerca un plan d'allenamento Camignada Poi Siè Refuge davvero calibrato su età, livello e tempo a disposizione, avere una programmazione personalizzata fa la differenza: vi aiuta a modulare i carichi, evitare sovraccarichi e arrivare freschi il giorno della gara.

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Uno degli errori più comuni è sottovalutare la somma di salita e discesa. Non basta “fare chilometri”: occorre simulare il più possibile lo sforzo della gara. Se vivete lontano dalla montagna, potete lavorare su:

  • salite ripetute su una stessa collina, intervallate da discese controllate;
  • scale o rampe lunghe, alternando tratti corsi e camminati a passo energico;
  • tapis roulant in pendenza per riprodurre salite continue (anche camminando a ritmo sostenuto).

La forza specifica è un altro tassello chiave. Pochi esercizi mirati, eseguiti con costanza, proteggono da molti infortuni tipici del trail:

  • affondi e squat (anche monopodalici) per quadricipiti e glutei;
  • esercizi per caviglie e polpacci (salti sul posto, rimbalzi, lavoro su tavoletta propriocettiva);
  • plank e core stability per sostenere postura e schiena durante le ore di corsa.

Inserite 1–2 sedute brevi di forza a settimana, anche a corpo libero, è spesso sufficiente per notare un miglioramento nella stabilità in discesa e nella resistenza alla fatica.

Allenamento specifico: ritmo gara, gestione dell’altitudine e simulazioni

La Camignada Poi Siè Refuge si svolge in gran parte oltre i 2000 metri di quota. Questo significa che il vostro ritmo abituale di corsa su strada non è un buon riferimento. Qui va allenata la capacità di alternare corsa lenta e camminata veloce in salita, mantenendo sempre il fiato sotto controllo.

Nei vostri allenamenti più lunghi, abituatevi a:

  • partire deliberatamente più piano dei vostri automatismi;
  • camminare nelle salite più ripide fin dall’inizio, ma con passo energico (busto leggermente inclinato in avanti, braccia attive);
  • usare le discese per recuperare senza “buttarvi giù”, proteggendo le ginocchia;
  • chiudere l’uscita con qualche chilometro facile e corribile, per simulare la ciclabile finale verso Auronzo.

La gestione del ritmo in gara dovrebbe seguire una semplice regola: se non riuscite a parlare a frasi complete, siete probabilmente troppo veloci. Ricordate che la parte più corribile è alla fine: riservate energie per gli ultimi 8–10 km, dove una buona tenuta vale più di qualche minuto guadagnato all’inizio.

Se potete, programmate una o due uscite (o gare più brevi) in montagna a 3–5 settimane dalla Camignada, con un dislivello tra 1000 e 1500 m. Vi serviranno come “prova generale” per testare ritmo, nutrizione e attrezzatura.

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Materiale, alimentazione e gestione del giorno della gara

Il materiale per la Camignada Poi Siè Refuge merita attenzione. Non è una gara estrema, ma siete comunque in alta montagna e il meteo può cambiare rapidamente. Il mio consiglio, basato sull’esperienza di gare simili, è di puntare su:

  • scarpe da trail con buona aderenza su roccia e ghiaia, non troppo minimaliste;
  • zainetto o gilet da trail con capacità sufficiente per acqua, cibo e un guscio leggero;
  • bastoncini (se ammessi dal regolamento), utili soprattutto nelle salite lunghe e per scaricare le ginocchia in discesa;
  • abbigliamento a strati: maglia traspirante, strato termico leggero, guscio impermeabile/antivento;
  • occhiali da sole, cappellino o fascia, crema solare, dato il forte irraggiamento in quota.

Sull’alimentazione, l’obiettivo è arrivare al via ben idratati e con le scorte di glicogeno piene, ma senza sensazione di pesantezza. Nei lunghi di allenamento sperimentate già:

  • quali gel, barrette o cibi solidi tollerate meglio;
  • la frequenza di assunzione (ad esempio ogni 40–45 minuti piccoli apporti);
  • come gestire i punti ristoro, alternando acqua e bevanda isotonica.

Il giorno della Camignada, prestate attenzione anche ai tempi logistici: spostamento da Auronzo a Misurina, ritiro pettorale, eventuale attesa alla partenza. Tenete un piccolo snack a portata di mano durante l’attesa, un k-way se la mattina è fresca e qualche minuto per un riscaldamento dolce (5–10 minuti di camminata/corsa facile e qualche mobilità articolare).

Camignada Poi Siè Refuge: informazioni pratiche e risorse utili

La Camignada Poi Siè Refuge si svolge tradizionalmente la prima domenica di agosto, con partenza da Misurina e arrivo ad Auronzo di Cadore, in provincia di Belluno, nel cuore del Veneto. È organizzata dalla sezione di Auronzo del Club Alpino Italiano, che cura il tracciato e la sicurezza lungo il percorso. L’evento è aperto ai maggiorenni in possesso di certificato medico agonistico per atletica leggera.

Per le iscrizioni, i dettagli aggiornati su orari di partenza, servizi navetta, ristori e regolamento tecnico, vi consiglio di consultare:

  • il sito del CAI Auronzo, con storia e informazioni ufficiali sulla Camignada;
  • la pagina Camignada poi siè Refuge su Facebook, utile per aggiornamenti, comunicazioni dell’ultima ora e foto del percorso.

Se siete già iscritti alla Camignada Poi Siè Refuge, siete nel posto giusto: con una preparazione centrata sulle vostre esigenze, potrete trasformare una semplice “partecipazione” in un’esperienza pienamente vissuta, dal primo passo a Misurina all’arrivo ad Auronzo, con il sorriso e la voglia di tornare.

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Buono a sapersi

Gestire il percorso reale: 34 km e 1500 m D+

34 km in montagna. 1500 m di dislivello positivo. Non sono solo numeri. Sono ore in piedi. Gambe che si svuotano. Testa che deve restare lucida.

La Camignada Poi Siè Refuge ha una struttura particolare: una prima parte molto alpina, con passaggi tecnici in quota, e un finale più corribile su pista ciclabile verso Auronzo. Dovrete prepararvi a cambiare ritmo e tipo di appoggio più volte. Non è una “solo salita e poi solo discesa”: è una somma di segmenti diversi, che logorano proprio perché si incastrano uno dopo l’altro.

Un aneddoto ricorrente tra i partecipanti: c’è chi arriva al tratto finale su ciclabile convinto di “aver già fatto tutto il duro” e si ritrova senza energie, costretto a camminare su un falsopiano che sulla carta sembrava facile. Quel momento si prepara in allenamento.

  • Prima parte: salita progressiva, quota che cresce, sentieri tecnici, pietraie, gradoni, passaggi stretti in fila.
  • Parte centrale: alternanza di tratti corribili e sezioni più impegnative, con saliscendi che consumano gambe e concentrazione.
  • Seconda parte: discese lunghe verso Val Giralba, poi tratti più dolci e scorrevoli su pista ciclabile fino ad Auronzo.

In allenamento, sarà importante simulare questa struttura: salita sostenuta, tratti tecnici, poi finale corribile a gambe stanche.

Altitudine e meteo: cosa aspettarsi davvero

Una parte consistente del percorso si svolge oltre i 2000 metri di quota: zona Tre Cime, Lavaredo, Locatelli, Piani di Cengia, Comici, Carducci… sono tutti nomi che significano una cosa precisa: aria più sottile, meteo instabile, irraggiamento forte quando esce il sole.

Nelle ultime edizioni non sono mancate mattine fredde a Misurina, con partenza a 6–8 gradi, vento pungente e mani intorpidite, seguite da ore più miti in quota, con cielo che cambia in pochi minuti. È proprio questo mix a rendere la Camignada speciale… e insidiosa.

  • Temperature: al via possono essere molto basse, poi salendo il corpo si scalda, ma il vento in cresta resta tagliente.
  • Sole in quota: anche con aria fresca, il sole picchia forte sulla roccia chiara. Senza occhiali e cappellino, si soffre davvero.
  • Rischio pioggia/temporali: tipico di agosto in Dolomiti. Un cielo limpido al mattino non garantisce nulla nel pomeriggio.

Durante la preparazione, provate a correre in condizioni variabili: una uscita con fresco e vento, un’altra con caldo e forte irraggiamento. Vi aiuterà a scegliere l’abbigliamento giusto e a capire come reagisce il vostro corpo.

Meteo e gestione dell’abbigliamento in gara

  • Scegliete strati leggeri sovrapponibili: meglio poter togliere/aggiungere, piuttosto che avere un unico capo sbagliato.
  • Abituatevi a correre con un guscio impermeabile/antivento nello zaino: in gara sarà obbligatorio avere abbigliamento adatto al maltempo.
  • Curate la protezione da sole: occhiali, cappellino, crema solare. La roccia chiara riflette, gli occhi si affaticano.

Un piccolo ricordo di molti finisher: la sensazione di togliere il guscio dopo un tratto di vento freddo e sentire finalmente il sole sulla pelle. Piccoli dettagli che rendono la giornata più umana.

Terreno e tecnica di corsa: cosa allenare in concreto

Il terreno è tipicamente dolomitico: roccia, ghiaia, sentiero alpino, pietraie, gradoni naturali, qualche passaggio stretto. Quasi nessun tratto davvero piatto. Anche i segmenti corribili richiedono attenzione, perché l’appoggio cambia continuamente.

  • Pietraie e gradoni: richiedono caviglie forti e buona propriocezione.
  • Discese lunghe verso Val Giralba e oltre: mettono sotto stress quadricipiti e ginocchia.
  • Ciclabile finale: più scorrevole ma traditrice, perché arriva quando siete già stanchi.

In allenamento, lavorate su:

  • Caviglia e piede: esercizi di equilibrio, salti controllati, lavoro su terreni irregolari.
  • Discese tecniche: non solo “lasciarsi andare”, ma imparare a frenare in modo attivo, con passo corto e reattivo.
  • Corsa su ghiaia e sassi: cercate sentieri simili per abituarvi alle micro correzioni continue dell’appoggio.

Uno dei momenti più intensi della Camignada è la sensazione di “danzare” sui sassi in alcuni tratti: le gambe sono stanche, ma se la tecnica è buona tutto scorre. Se manca, ogni passo diventa un piccolo rischio.

Materiale obbligatorio e attrezzatura utile

Il regolamento richiede già alla partenza una scorta idrica di almeno mezzo litro e abbigliamento adeguato a condizioni di maltempo in montagna. Il pettorale deve essere ben visibile. Non sono dettagli burocratici: in ambiente dolomitico possono fare la differenza.

Cosa prevedere nello zaino/gilet

  • Acqua: almeno 0,5 l obbligatori, ma per tratti lunghi tra i rifugi è prudente portare 1 l, soprattutto se il meteo annuncia caldo.
  • Guscio leggero impermeabile/antivento: obbligatorio come concetto, da testare bene in allenamento.
  • Strato termico leggero: una maglia a maniche lunghe o un micropile sottile, utile in quota se si ferma il vento caldo.
  • Cibo: gel, barrette, piccoli snack salati. Meglio già provati in allenamento.
  • Occhiali, cappellino/fascia, crema solare: quasi indispensabili con il riflesso della roccia chiara.
  • Bastoncini: consentiti dal regolamento, molto utili nelle salite lunghe e per alleggerire il carico sulle ginocchia in discesa.

Molti partecipanti raccontano di aver “salvato la giornata” proprio grazie ai bastoncini negli ultimi valloni: quando le gambe sono cotte, avere quattro punti di appoggio cambia tutto.

Scarpe e scelte da non improvvisare

  • Scarpe da trail con buona aderenza su roccia e ghiaia: tasselli non troppo bassi, suola capace di gestire sia sentiero che pietraia.
  • Avoid modelli eccessivamente minimalisti se non siete abituati: la somma di discese, gradoni e 34 km può diventare una trappola.
  • Testate le scarpe in uscite di 3–4 ore: solo così saprete se vi creano problemi a lungo termine.

C’è sempre qualcuno che arriva al traguardo raccontando di aver cambiato scarpe “solo una settimana prima”. Di solito, non è una storia a lieto fine. Le vostre scarpe vanno conosciute, quasi come si conosce un compagno di viaggio.

Rifornimenti e gestione dell’energia

Lungo il percorso sono presenti diversi rifugi e punti di passaggio che fungono da sostegno logistico e morale: volontari, acqua, spesso qualcosa da mangiare. La presenza di più rifugi permette di non portare quantità esagerate di cibo, ma la distanza totale e il dislivello richiedono comunque una strategia chiara.

  • Potete contare su più punti di ristoro distribuiti lungo il tracciato, in corrispondenza dei principali rifugi e in valle.
  • Nonostante questo, è prudente avere sempre con voi una riserva personale di carboidrati: gel, barrette, piccoli panini.
  • Usate i rifornimenti non solo per bere e mangiare, ma per “rallentare la testa”: qualche secondo per guardarsi attorno, respirare, ringraziare i volontari.

In allenamento, provate a simulare i rifornimenti: fermatevi brevemente, mangiate e ripartite. Vi accorgerete che ripartire dopo una pausa non sempre è facile. Allenarlo vi evita sorprese.

Idratazione e alimentazione in gara

  • Puntate a piccoli apporti regolari: ogni 30–45 minuti, qualcosa di facilmente digeribile.
  • Alternate acqua e bevande con sali: in Dolomiti, anche con temperature miti, si suda più di quanto si percepisce.
  • Evitate di arrivare a un rifugio “affamati”: la voglia di mangiare troppo può poi creare problemi di stomaco.

Molti si ricordano un piccolo dettaglio: un pezzo di torta o di formaggio offerto da un volontario, mangiato con gli occhi lucidi, perché in quel momento non è solo calorie… è energia emotiva.

Presenza di pacer e gestione del ritmo

La Camignada Poi Siè Refuge è una marcia non competitiva, organizzata dal CAI Auronzo con forte spirito escursionistico e di condivisione. Non ci sono indicazioni ufficiali sulla presenza di meneurs d’allure / pacer strutturati come nelle grandi maratone su strada. Il ritmo lo dovrete costruire voi, ascoltando corpo e percorso.

Questo, però, ha un lato molto umano: è facile trovarsi a condividere lunghi tratti con persone che vanno più o meno al vostro passo. Piccoli gruppi spontanei, parole scambiate tra un gradone e una pietraia. Succede spesso che si finisca la giornata con nuovi amici nati proprio da un “camminiamo insieme fino al prossimo rifugio?”.

  • Non contate su pacer ufficiali: contate sulla vostra capacità di ascoltare il fiato.
  • Usate gli altri partecipanti come riferimento morbido: se siete costantemente in affanno rispetto a chi avete intorno, forse siete partiti troppo forte.
  • Ricordate che la parte più corribile è alla fine: riservate energie per gli ultimi chilometri su ciclabile.

Adattare la preparazione al profilo reale della Camignada

La distanza e il dislivello verificati (34 km / 1500 m D+) richiedono una preparazione mirata, diversa da una gara di pianura e anche da molti trail più brevi.

Per chi viene dalla corsa su strada

  • Abituatevi progressivamente alle salite lunghe e alle discese prolungate.
  • Inserite uscite in cui alternare corsa e camminata veloce, soprattutto in salita.
  • Dedicate tempo alla forza specifica: quadricipiti, glutei, polpacci e core.

La storia di molti “stradisti” alla Camignada è simile: gambe abituate al ritmo costante si trovano spaesate nei primi tratti tecnici, poi piano piano imparano a “dialogare” con la montagna. Più questa conversazione inizia in allenamento, meno sarà dura il giorno della corsa.

Per chi è già abituato alla montagna

  • Curate la gestione del ritmo: evitare di spingere troppo nelle prime rampe verso Auronzo.
  • Allenate la capacità di correre stanchi sui tratti scorrevoli finali.
  • Simulate il profilo Camignada: una lunga uscita con salita, parte tecnica, discesa e finale su sterrato/pista.

Chi conosce la zona racconta spesso lo stesso momento: la vista delle Tre Cime che si allontanano alle spalle e il pensiero “non è finita, il bello (e il duro) continua”. Preparare quella sensazione, fisica ed emotiva, è un regalo che potete farvi in anticipo.

Gestione mentale e piccoli dettagli che cambiano la giornata

34 km di sentieri, rifugi, valloni e ciclabile sono anche un viaggio mentale. Ci saranno momenti di entusiasmo, ma anche momenti di dubbio.

  • Spezzate la gara in segmenti: da Misurina ad Auronzo, pensate in “tappe rifugio per rifugio”.
  • Concedetevi micro obiettivi: “arrivo al prossimo rifugio e bevo”, “fino alla prossima discesa mantengo questo passo”.
  • Accettate di camminare: camminare forte in salita non è una sconfitta, è strategia.

Molti ricorderanno la Camignada non solo per i panorami, ma per una frase sentita lungo il percorso, una mano tesa in un passaggio più stretto, un volontario che urla il vostro nome senza conoscervi. Preparare la gara significa anche lasciare spazio a questi momenti. Vi aiuteranno quando le gambe chiederanno una pausa, ma la testa vorrà continuare.

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Ritmo 5:00 min/km
3:00 · Veloce 8:00 · Lento
Tempo stimato
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Velocità
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Avete scelto la Camignada Poi Siè Refuge e questo, già da solo, dice molto sulla vostra voglia di montagna e di sfida. Per godervi davvero quei sentieri tra Misurina e Auronzo, però, non basta “andare a sensazione”: serve un allenamento strutturato, pensato per il dislivello, l’altitudine e la durata dell’evento. Un plan d'allenamento personalizzato vous aiuta a dosare les charges, éviter les blessures et arriver sereins le jour J. Sur Preparun, nous construisons pas à pas un programme adapté à votre niveau, à votre emploi du temps et à votre objectif sur la Camignada.

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Lorenzo Conti corre da oltre quindici anni e viene dal mondo della corsa su strada. Ha iniziato a correre per gestire lo stress del lavoro e…... continua a leggere
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